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Posts Tagged ‘tradimento’

La valle di PhilSi fermarono dopo aver percorso circa due miglia.
Si trovavano sul limitare di un piccolo bosco. Sembrava una giornata di luglio, il sole picchiava con ferocia sulla valle ed entrambi erano sudati. Tom aveva il fiatone; probabilmente non era più abituato agli sforzi fisici. La foresta era ancora distante, ma il bandito giudicò quel luogo perfetto. Tirò fuori la pistola e la puntò contro Phil. “Bene, amico. Il tuo viaggio finisce qui.”
Phil se lo aspettava: non occorreva essere dei geni per capire il motivo di quella camminata. Non ebbe paura. Non aveva completato il suo percorso, ma si sentiva comunque vicino all’illuminazione. Gli dispiaceva soltanto separarsi dalle due donne. Avrebbe voluto trascorrere ancora qualche anno con loro.
Però, non era detta l’ultima parola.
Tutto dipendeva da un particolare.
Cercò di penetrare nella mente di Tom per indirizzarla, poi capì che non era neccessario.
Il bandito non stava mirando alla testa.
Trasse un profondo respiro e abbassò le mani lungo i fianchi. Coraggio, spara!
Tom premette il grilletto.
Phil finì a terra.
Il bandito gli fu sopra per appurare che fosse morto.
Weir lo colpì con un violento calcio. Lo prese alla caviglia. Tom incespicò, mugolando per il dolore.
Phil gli fu addosso.
Tom lo colpì con un diretto allo stomaco.
Un attimo dopo, si massaggiava la mano: era come se avesse dato un pugno a una roccia.
Weir gli affondò i pollici negli occhi, spingendo a fondo. Il bandito urlò. Finirono contro un albero. Tom riuscì a liberarsi, afferrò Phil e lo abbracciò alla vita. Incominciò a stringere con tutta la forza che aveva. Weir comprese che gli stava spezzando la spina dorsale; reagì con una violenta testata. Ma, benché fuori forma, Tom aveva una forza incredibile: lo prese per il collo, lo sollevò di qualche centimetro da terra e lo inchiodò all’albero. Phil annaspò, cercando invano di respirare. Tentò di spingerlo via, ma i muscoli non rispondevano più ai suoi comandi. Stava soffocando. Per qualche secondo, fu invaso dal terrore; ma fu questione di poco.
A un tratto si sentì leggero, felice. Vide una spiaggia bianca, lambita dall’oceano. Entrò nell’acqua, spingendosi fino alla barriera corallina. Lo aspettavano i delfini per giocare con lui. Provò una gioia smisurata, simile a quella di un bambino.
Tom continuò a strangolarlo.

Non avrebbe mai creduto che potesse accadere. Aveva sempre pensato che Phil fosse l’uomo della sua vita: non lo avrebbe cambiato con nessun altro e per lui sarebbe stata pronta a uccidere. Ma incredibilmente le cose erano mutate. Non se n’era accorta subito; era stato un processo veloce, tuttavia graduale. Si rendeva conto che non lo amava più. I suoi discorsi, la meditazione, lo stile di vita che le aveva imposto, le sembravano tessere di un mosaico inutile e noioso. Era un bravo amante, però era anche supponente. Credeva di agire per il bene comune, senza rendersi conto che le sue ragazze lo avevano seguito spinte dall’amore.
Venendo a mancare questo sentimento, la valle si era trasformata in un castello di cartapesta. E l’uomo che lo aveva fatto crollare sedeva di fronte a lei, accanto al fuoco. Era un uomo spietato e brutale, ma avvertiva la sua forza, la sua implacabile determinazione: non si perdeva a caccia di sogni. Agiva. Vivere al suo fianco sarebbe stata un’esperienza emozionante; avrebbe cavalcato la tigre, e alla notte lo avrebbe accolto dentro di sé. Guardò l’altra donna. Aveva il viso rigato di lacrime. Phil Weir era morto, lo sapevano tutte e due; ma lei non soffriva. Era sorprendente: in quel momento non pensava a un cadavere sepolto sotto a qualche albero. Non ricordava le canzoni che aveva suonato alla chitarra, non ricordava i sorrisi, e non ricordava nemmeno le notti di sesso.
Desiderava solo una cosa.
Che Jack Straw la prendesse fra le braccia.

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