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Mr. Mercedes

Quando scrivo spy-stories non leggo libri di spionaggio per non farmi influenzare, però leggo perché non posso farne a meno (di norma, una cinquantina di libri all’anno). Qualche giorno fa una mia carissima amica mi ha regalato “Mr. Mercedes” di Stephen King. Naturalmente l’ho ringraziata (a caval donato non si guarda in bocca), anche se ho storto un po’ il naso. Io adoravo Stephen King, in seguito l’ho soltanto amato, poi ho provato un tiepido affetto, poi una leggera avversione, e infine la sua presenza ha significato solamente noia. Lo trovavo verboso (trenta pagine per descrivere il tragitto di un uomo dal tavolo della cucina alla finestra), insopportabile, vanaglorioso nella sua prolissità; per farla breve: tedioso al massimo. Di conseguenza, non ho più acquistato i suoi romanzi.
Ma… forse perché è tornato alle vecchie abitudini (peraltro, dannose per la salute, tuttavia evidentemente fonte di ispirazione), forse a causa di un approfondito esame di coscienza o chissà per quali altre ragioni, questa volta ha scritto un libro eccezionale, almeno a mio modesto giudizio.
Mr. Mercedes è scorrevole! Io l’ho letteralmente divorato: la suspense regna sovrana e, in particolare, le ultime cento pagine sono avvincenti al punto da non potersi fermare. Mi stavo perfino dimenticando della nuova puntata di Rage.
Certo, è sufficiente sfogliare a caso il libro e soffermarsi su un qualsiasi paragrafo per riconoscere subito lo stile di King (ciò vale per molti autori, e comunque non c’è nulla di male), ma con una differenza sostanziale: il linguaggio immediato, la rinuncia ai troppi particolari superflui.
Qui non parlerò della trama; dirò solo che non è un horror, bensì un giallo-thriller, probabilmente più un thriller, dato che il colpevole è svelato fin dall’inizio. Come sempre, la caratterizzazione dei personaggi – il suo punto di forza – e i dialoghi risultano perfetti, però sono scomparse le lungaggini; il clima è teso, il climax vibrante. I due protagonisti principali sono un detective in pensione dotato di un cervello ancora affilato, William Hodges, e uno psicopatico, descritto in modo sublime, Brady, ovvero Mr. Mercedes, la cui follia e i motivi che l’hanno determinata vengono esplorati a fondo, con sapienza. Le figure femminili, ciascuna con vari problemi alle spalle, hanno ampio spazio e spessore.
Nel libro non mancano momenti duri, truci, amari. Ma senza compiacimenti: sono funzionali alla storia.
Non aggiungo altro se non – per chi lo desidera – un augurio di buona lettura.
E un fervido ringraziamento alla mia amica… senza più storcere il naso 🙂

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