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Posts Tagged ‘rivalità femminile’

La valle di PhilPhil lasciò cadere l’arco e si voltò di scatto, pronto a sferrare un pugno.
Era Liz.
“Cosa fai qui? Avrebbero potuto seguirti!”
“E’ una cosa importante, Phil.”
Weir raccolse l’arco da terra. “Così importante da mettere in pericolo il nostro piano? Non potevi aspettare che tornassi?” Senza attendere una risposta, raggiunse la buca, calò l’arma e incominciò a ricoprirla di terra.
Elizabeth lo aiutò. “Tu non te ne sei accorto, ma ieri Patsy ha parlato con Sugar. Mi sentivo inquieta e quando sei uscito l’ho svegliata e l’ho interrogata.”
“E allora?”
“All’inizio mi ha raccontato che non si erano detti niente di importante; ma ho capito che era una bugia.”
Phil la fissò senza ribattere.
“Perciò l’ho costretta a confessare la verità.”
Costretta? Phil non volle indagare oltre.
“Ha svelato i nostri piani a Sugar!”
Weir scosse la testa, incredulo. “Assurdo. Per quale motivo avrebbe dovuto fare una sciocchezza del genere?”
“Mi ha detto che in questo modo tu non avresti potuto adoperare l’arco, e che quindi non avresti corso rischi inutili. Però, non le credo. Penso che ci sia dell’altro sotto.”
Phil sistemò delle foglie e dei ramoscelli sopra il suo nascondiglio, poi controllò attentamente il terreno. A meno di un’indagine accurata, nessuno si sarebbe accorto che la terra era stata smossa. “Ti hanno vista venire qui?”
“No. Stanno dormendo sul pick-up.”
Sugar non dorme mai.
“Beh, allora Patsy non li ha impressionati molto. Comunque, voglio parlare con lei.”
Tornarono al capanno. Prima Elizabeth. A distanza di qualche minuto, Phil.
Patsy era a letto. Benché non fosse ancora molto chiaro, Weir notò che era bianca come uno straccio. Prese una sedia e l’accostò al letto. “Cosa hai fatto, Patsy?”, le chiese con dolcezza.
“Proprio niente!”, sbottò lei, lanciando uno sguardo di fuoco a Liz. “Ed è esattamente quello che ho cercato di spiegare a Elizabeth. Ma mi ha presa per un braccio e me lo stava spezzando. Se non fossi una signora, avrei reagito. Quando non sono più riuscita a sopportare il dolore, le ho detto quello che voleva sentirsi dire. Phil, è una pazza! Mi devi proteggere da lei.”
Liz fece per saltarle addosso, ma Weir la bloccò. “Calma!”, disse. “State calme tutte e due.” Si rivolse a Patsy. “Non è di Elizabeth che devi avere paura. Noi tre dobbiamo restare uniti, e fare fronte comune. I nostri nemici sono là fuori.” Osservò Liz. “Perché le hai fatto male?”
“Perché è una carogna bugiarda. E tu sei troppo ingenuo.” Si divincolò e si avvicinò al letto. “Ascoltami bene, stronza. Se per causa tua dovesse succedere qualcosa a Phil, ti farò pentire di essere nata. Avrei dovuto rompertelo, quel dannato braccio!”
“Basta così!” Weir adesso era esasperato. Tuttavia, si sforzò di parlare in tono pacato; aveva una voce magnetica e sapeva come controllare le persone. Gridare era inutile e controproducente. “Tu, Liz, eri in buona fede; però hai ecceduto. Io capisco sempre se una persona sta mentendo, e questo non è il caso di Patsy. Per non soffrire, ha parlato a vanvera; ma è innocente. Voglio che vi ricordiate che noi siamo una famiglia, che condividiamo gli stessi ideali e il medesimo grande sogno. Quando la valle sarà nuovamente libera, troverò il modo per riappacificarvi; ma ora ci dobbiamo concentrare sul nostro obiettivo.” Le guardò a lungo negli occhi, prima l’una, poi l’altra. “Io vi amo. Vi amo entrambe. Non deludetemi, per favore.”
Si sedette per terra, assumendo la figura del loto. “E adesso meditiamo.”, disse.
Dopo un attimo di esitazione, le due donne lo imitarono.

Gli furono sufficienti pochi minuti per abbandonare il suo corpo e salire in alto: da lì Phil Weir poteva avere la visione dell’insieme e, contemporaneamente, distinguere ogni singolo dettaglio con estrema lucidità.
Da sempre temeva che un giorno qualcuno sarebbe venuto a cercarlo. Aveva truffato molti clienti, alcuni dei quali appartenevano al mondo del crimine organizzato. Aveva ucciso un uomo e, sebbene non avesse lasciato indizi, la polizia disponeva di strumenti sofisticati. Non pensava che sarebbero mai risaliti fino a lui, però non era un’eventualità da escludere. Per qualche ragione, aveva rimandato la costruzione dell’arco; ma aveva un’accetta e uno strumento che avrebbe potuto rivelarsi di grande utilità. L’aveva approntato dopo aver eretto la staccionata. Poi aveva finito per scordarsene. In quel momento lo vide, e decise di andare a recuperarlo.
Abbandonò i pensieri coscienti, in modo da permettere al cosmo di penetrarlo e di illuminarlo. Si sentiva incredibilmente bene, avvertiva un flusso di benessere che risaliva dai piedi per giungere fino al cervello. Controllò i battiti del cuore e la frequenza del respiro.
Om saha naavavatu
Saha nau bhunaktu
Le ragazze lo seguirono. Phil era sicuro che adesso avevano dimenticato la loro rivalità.
Aum
Tutto sarebbe andato bene. Ne ebbe la consapevolezza assoluta.
Aum
La mia valle è sacra.

Verso le quattro del pomeriggio, il secondo capanno era pronto.
Jack Straw fumava, osservando l’hippy e le due donne lavorare. Aveva cambiato idea. Ormai aveva la situazione in pugno, era in grado di orientarsi e finalmente non sarebbe stato più costretto a dormire sul pick-up. Phil Weir non gli serviva più. Era un uomo pieno di risorse e avrebbe potuto rappresentare una seria minaccia; perciò non aveva senso perdere tempo. Chiamò Tom e gli spiegò cosa doveva fare. Quindi, si rivolse all’hippy: “Tom deve mostrarti una cosa. Vai con lui.”
Mentre i due uomini si allontanavano, decise che avrebbe dormito con Elizabeth: era molto attraente e non gli sarebbe spiaciuto fare un giro di giostra con lei. Patsy era bella, ma Liz era pericolosa. Per questo motivo, se ne sarebbe occupato personalmente. Sbadigliò. Era reduce da troppi notti insonni; ma da quel momento in avanti avrebbe potuto rilassarsi. Liz era pur sempre una donna e, se avesse tentato di compiere qualche gesto sconsiderato, l’avrebbe rimessa in riga facilmente. Era possibile che i prossimi mesi si dimostrassero divertenti.
Spostò lo sguardo su Tom e su Phil. Vola. Vola nel tuo paradiso.

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