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Posts Tagged ‘Alex Alliston’

NipotinaBuon Natale, cari amici.
Vi auguro giorni lieti e sereni.
Questa è una parte del capitolo 32 del mio romanzo “Alex Alliston”.

Alex e Jane stavano finendo di far colazione. Alex aveva mangiato un piatto di rognone. Si verso un’altra tazza di the, e in quel momento comparve il maggiordomo. Aveva un’espressione sdegnosa dipinta sul volto; il sopracciglio alzato denotava una profonda disapprovazione. “Signore”, annunciò, “ci sarebbero due bambine che chiedono di conferire con voi. Le avrei scacciate, ma hanno insistito molto… solo una di loro, per la verità.”
“Due bambine?” Alex era incuriosito.
“Sì, signore. Ma sono impresentabili: scalze, lacere, sporche. Io credo che siano delle ladruncole, signore.”
Alex ripensò al furto della borsa. Era stata proprio una bambina a rubargliela, e un altro moccioso gli aveva impedito di raggiungerla. “Falle passare.”, disse. Il maggiordomo non nascose il suo disappunto, tuttavia si inchinò e andò a cercarle.
Dopo pochi attimi, le bimbe erano sul terrazzo.
“Io mi chiamo Joan, e lei è Nancy.”, disse la più grandicella. Poi gli porse un fascio di documenti. “Mi dispiace per la borsa. Ma mio padre l’ha venduta. Vi chiedo perdono!”
Alex si alzò in piedi e le tese solennamente la mano. “Grazie.”, disse. “Questo è un bel gesto da parte tua.”
Joan esitò per un istante, quindi restituì la stretta.
“Avrete fame, immagino.” Alex non attese una risposta. “Accomodatevi.” Poi chiamò la cameriera. “Mary, per cortesia, prepara due abbondanti porzioni di uova strapazzate, e anche pane, burro e marmellata.” Quando arrivò la colazione, le bimbe si gettarono avidamente sul cibo. Alex provò un moto di compassione. La Gran Bretagna era la più grande potenza del mondo, aveva un impero immenso, e incredibili ricchezze, eppure le vie di Londra erano piene di poveri… e di bambine costrette a rubare pur di sopravvivere. “Bene.”, disse, quando ebbero terminato di mangiare. “Adesso raccontatemi tutto.”
Joan si mise a parlare in maniera confusa. Lui la bloccò subito. “Con calma.”, disse. “Incomincia dall’inizio e cerca di farmi capire.”
Joan si guardò i piedi, mentre valutava se confidargli proprio ogni cosa. Alla fine decise di assecondarlo: raccolse le idee e iniziò a raccontare, partendo dal Canada. Parlò di suo padre, di quando aveva deciso di abbandonarlo, di Fagin. Nancy si limitava ad annuire: di lei disse solo che i suoi genitori erano morti, e che ormai non li ricordava più.
Alex osservava le due bambine. Entrambe erano intimidite, però in modo diverso. Negli occhi di Joan notò una luce che per qualche motivo gli ricordò Helen. Ascoltò il suo racconto e, man mano che apprendeva i particolari di quella storia agghiacciante, si convinse ancora di più che in lei c’era qualcosa della figlia di Flannigham. La stessa forza, forse. La determinazione con cui aveva affrontato Fagin. Tuttavia, a differenza di Helen, Joan presentava un lato selvaggio, ribelle. Mentre parlava, Alex la studiò attentamente. Helen era cresciuta con un padre disonesto e crudele, un alcolizzato che aveva maltrattato la madre di Alex, arrivando ad ucciderla. Helen però aveva imboccato una strada completamente diversa. Alex ignorava dove ora fosse, ma era sicuro che si era trovata un lavoro stabile e che affrontava la vita secondo saldi principi. Joan aveva avuto un destino simile, gli sembrava buona d’animo, e la presenza di Nancy lo confermava, dato che era stata lei a salvarla; ciononostante, nel suo sguardo c’era come una traccia di malizia, che lo lasciò vagamente perplesso.
Avrebbe dovuto occuparsi di loro, pensò. Nancy aveva perso i genitori, Joan era fuggita dal padre: non poteva abbandonarle sulla strada. Londra pullulava di molti Fagin, e due bambine sole rappresentavano una preda ambitissima per una quantità di malfattori. Esistevano gli orfanatrofi, ma al solo pensiero gli si accapponò la pelle. Avrebbe voluto adottarle – da Jane non avrebbe mai avuto un figlio -, prima, però, avrebbe dovuto parlarne con lei. Ma se la conosceva bene, non pensava che si sarebbe opposta.
Sua moglie parve avergli letto nel pensiero. “Per il momento vi fermerete qui.”, disse. “Poi, in qualche modo, provvederemo al vostro avvenire. Vi piacerebbe avere una nuova famiglia? Una famiglia normale, vestiti puliti, pasti sostanziosi?” Guardò il marito in cerca di approvazione. Alex fece un cenno d’assenso e le rivolse un grande sorriso. Jane gli prese una mano. Era questo l’amore, rifletté Alex. La condivisione degli ideali, la comunanza del sentire. Forse esistevano diverse gradazioni d’amore. Lui aveva amato sinceramente Helen, ma il destino aveva deciso altrimenti. E se non era stato il destino, se Helen lo aveva abbandonato a causa delle sue incertezze, questo comunque significava che Jane sarebbe stata la donna della sua vita. Gli mancava il sesso, non poteva negarlo, tuttavia ne avrebbe fatto a meno. E forse un giorno Jane sarebbe cambiata. Magari in una notte illuminata dalle stelle, lo avrebbe cercato. A quel punto la sua felicità sarebbe stata completa.
Nancy scoppiò in lacrime. Quella giovane signora, vestita elegantemente, era bella come un angelo: sarebbe stato stupendo se lei fosse diventata la sua nuova mamma. Le piaceva anche l’uomo. Invece di sgridare Joan, o di picchiarla, le aveva parlato in tono pacato, e si era adoperato immediatamente per farle mangiare. Nancy aveva scordato il sapore di una colazione vera.
Di quanto affetto aveva bisogno quella bimba? si disse Alex. E che senso aveva la vita, se non la si destinava a uno scopo nobile?
Jane continuò: “Vi piacerebbe andare a scuola?”
Con gli occhi pieni di lacrime, Nancy annuì con forza.
“E tu Joan?”, le domandò gentilmente Jane.
“Oh, no!”, rispose la bambina. “Io non voglio andare a scuola. E non mi serve una famiglia.”

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