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Archive for the ‘riassunti’ Category

hammadaMonica Squire, un’agente operativa con brillanti trascorsi in Afghanistan e nell’ex Unione Sovietica ai tempi del fallito golpe, viene nominata direttore della CIA e poco più tardi si presenta alle elezioni presidenziali come candidata del partito democratico. Dopo un acceso confronto televisivo con il senatore repubblicano, suo antagonista, durante il quale non mancano – come da tradizione – i colpi bassi, viene eletta, sia pur d’un soffio.
Nel mese di febbraio dell’anno successivo, suo figlio, il quattordicenne John, viene rapito, e la scorta che lo proteggeva sterminata. Ciò che i sequestratori chiedono è la liberazione di sei terroristi condannati a morte. Monica, sebbene sia disperata, rifiuta. Milton Brubeck, il direttore dell’FBI, promette che riuscirà a scovarli e a liberare il ragazzo. Ma, nonostante i mezzi più sofisticati, i federali non riescono nell’intento.
Dietro a tutto questo c’è un uomo, un fanatico che aveva abbandonato Hamas in quanto troppo tollerante nei confronti di Israele e che adesso agisce in proprio, Ibrahim al-Ja’bari.
Per volere di Putin, il servizio segreto russo interviene, ma un dirigente della CIA, a causa di risentimenti personali, insabbia il documento che gli è stato trasmesso da Mosca.
Allora, l’SVR (ex KGB) invia negli Stati Uniti il capitano Danil Volkov, uno dei migliori elementi di quella che un tempo era stata la prima direzione centrale, smantellata per volere di Gorbaciov.
All’insaputa di Monica, e contro il suo volere, viene organizzata un’operazione congiunta cui partecipano la CIA e Volkov, con il beneplacito dell’FBI: scopo di tale operazione è liberare i fondamentalisti islamici, non prima che Volkov, fintosi un medico, gli pratichi un’iniezione il cui contenuto è un veleno mortale a effetto ritardato. Il piano riesce grazie alla collaborazione forzata del direttore del carcere, scoperto a letto con un ragazzo e quindi ricattato.
Secondo i patti, John viene lasciato libero dai quattro irlandesi dell’IRA, che lo avevano sequestrato dietro compenso; ma una donna, la spietata Danielle Williams, elimina sia i rapitori sia il figlio di Monica. Questi sono gli ordini che ha ricevuto da Ibrahim al-Ja’bari, il quale in seguito rivendica su internet quanto è successo, promettendo in nome di Allah la distruzione di Israele (egli possiede un ordigno nucleare) e del Grande Satana americano.
Quando Monica Squire apprende la tragica notizia, subisce un crollo psicologico e pensa di dimettersi. Margaret Collins, la sua vice, sembra pronta a subentrarle, benché sia a lei devota, perché disapprova l’intransigenza di cui Monica ha dato prova. (Margaret stravedeva per John). Sarà l’arrivo di Putin, in visita ufficiale, a ridare alla madre sconvolta forza e determinazione.
A questo punto, si sviluppano tre piste parallele.
La prima vede in azione Sarah Gabai, una formidabile agente del Mossad isreaeliano: il suo compito è quello di rintracciare e uccidere Ibrahim al-Ja’bari. Poiché il fanatico le sfugge, la giovane torna a Tel Aviv, dove viene allestita una nuova missione. Il kidom di dodici elementi comprende anche Martin Yarbes, il padre di John, ormai in rotta con la moglie di cui non condivideva – come quasi tutti gli americani – la cosiddetta “linea della fermezza”. Sebbene egli sia un gentile, e perciò avversato da Zeev, il comandante del kidom (ma non da Sarah che lo prende in simpatia), il capo del Mossad, Aaron Ben-David, impone la sua presenza in considerazione del profondo dolore di un genitore. A parte questo, Ben-David conosce bene il passato di Yarbes, che per molti anni era stato il numero uno della CIA. La loro meta è Al Bukamal.
La seconda riguarda il lungo inseguimento di Danielle Williams a opera di Volkov; il russo se la fa sfuggire in Gran Bretagna ma non in Australia. Quando la donna si inginocchia e gli chiede pietà, Volkov la risparmia. A seguito di ciò, tornato a Mosca, viene convocato da Putin che anziché mandarlo in Siberia o condannarlo a morte lo congeda promuovendolo maggiore.
Nel frattempo, a causa del rimorso, Danielle si uccide.
La terza pista, infine, riguarda gli Stati Uniti: la Delta Force è pronta a mettersi in movimento. Ibrahim al-Ja’bari sarà trovato grazie ai Global Hawk, che tutto vedono, in ogni angolo del mondo.
In realtà tutte e tre le piste vanno incontro a un fallimento: il kidom cade in un’imboscata, causata da un traditore del Mossad, e dieci israeliani vengono decapitati; si salvano soltanto Yarbes e Sarah, grazie al micidiale intervento di Volkov e di Miloslav Pomarev, un ex maggiore del Gruppo Alpha, riabilitato da Putin, sebbene fosse stato uno dei principali esecutori del golpe del 1991. Ferito a entrambe le gambe da Monica Squire, era stato poi condannato e deportato in Siberia. Ma ora è tornato. Ciò nonostante, Ibrahim al-Ja’bari riesce a fuggire, a bordo di un Hind.
I Global Hawk falliscono nel loro compito, a differenza dei russi che sono riusciti a individuare il rifugio di Ibrahim al-Ja’bari.
Anche lui, comunque, conosce uno smacco, dato che l’uomo che doveva far esplodere una bomba atomica a Tel Aviv viene fermato e ucciso, grazie all’intervento di un membro dell’Yehidat Misthara Meyuhedet.
Dopo essersi incontrato con Federica Mogherini, Putin ordina a Danil Volkov e a Miloslav Pomarev di scovare e uccidere Ibrahim al-Ja’bari.
Ma Ibrahim al-Ja’bari ha un altro obiettivo, ancora più ambizioso: eliminare Monica Squire. A tale scopo invia negli Stati Uniti un infallibile killer, che lavora per denaro e perché è un sadico: Henry.
L’assassino si mette in contatto con Monica, che nel frattempo ha annunciato a Yarbes la sua intenzione di divorziare, e la convince a incontrarlo. Sostiene di avere informazioni utili per catturare il mandante del rapimento e dell’uccisione di suo figlio; ciò che induce Monica ad accettare la proposta è il fatto che lui conosce le parole che, nel corso delle trattative, i sequestratori avevano dovuto dire come prova che il ragazzo fosse vivo.
Nonostante il disappunto degli agenti di sicurezza, Monica si reca da sola all’appuntamento.
Una pessima idea, perché Henry la sodomizza in attesa di ucciderla – cosa c’è di più inebriante che umiliare il presidente degli Stati Uniti? La sorte, però, spesso è strana: nello stesso parco dove Squire sta per morire, c’è anche José López, braccio destro di un grosso spacciatore di droga. Sebbene sia un uomo amorale, López tuttavia rispetta le donne; dopo aver visto ciò che sta accadendo, spara al killer, ammazzandolo.
Seguono diversi tentativi – tutti vani – di uccidere o catturare Ibrahim al-Ja’bari, nel corso dei quali Sarah Gabai viene catturata e decapitata. Daigh, il Mago irlandese al servizio di Ibrahim al-Ja’bari, uno dei migliori hacker del mondo, trasmette le orribili immagini su internet. Nonostante sia un infedele, egli è stimato dal fondamentalista perché non lavora per denaro ma a causa dell’odio verso gli inglesi, e i loro alleati americani. Pomarev viene gravemente mutilato. Volkov muore. Il fondamentalista sembra scomparire nel nulla.
Ma la National Security Council riesce a individuare il suo nuovo rifugio, situato in Egitto al confine con il Sudan. Però, quando Jim Patterson della Delta Force annuncia quello che avrebbe fatto: escludere cattura e processo pubblico, in quanto troppo pericolosi, e agire come con bin Laden, Monica si oppone. Preferisce che il fondamentalista sia catturato e sottoposto negli States a regolare processo.
Questo non risulterà possibile.
Infine, Ibrahim al-Ja’bari annuncia che distruggerà Londra con una bomba atomica, a meno che Monica Squire non accetti di incontrarlo da sola. Mentre in Gran Bretagna William Hunt dell’MI5 si accinge a scongiurare la catastrofe, compito disperato, in quanto l’artefice, Ivan Vladimirovic Todorov, è un grande esperto, a un tempo scienziato e venditore di morte, Squire annuncia agli americani con un memorabile discorso che andrà all’appuntamento, sola ma con la corazza della bandiera stelle e strisce. Avvertita da Langley che, a seguito di questa decisione considerata folle, Margaret Collins è pronta a ricorrere all’impechmeant, Monica si eclissa.
Una sola persona conosce il luogo dell’appuntamento: Brian Stevens, il direttore della CIA.
E per complesse ragioni lo svela a due uomini: Aaron Ben-David, il capo del Mossad, che vuole vendicare Sarah Gabai, e Martin Yarbes, che – divorzio o meno – non accetta l’idea di perdere Monica.
L’uomo che ha ucciso John conoscerà la Rage degli americani…

Appuntamento all’ultima domenica di agosto con il nuovo capitolo 🙂

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hammadaMonica Squire, un’agente operativa con brillanti trascorsi in Afghanistan e nell’ex Unione Sovietica ai tempi del fallito golpe, viene nominata direttore della CIA e poco più tardi si presenta alle elezioni presidenziali come candidata del partito democratico. Dopo un acceso confronto televisivo con il senatore repubblicano, suo antagonista, durante il quale non mancano – come da tradizione – i colpi bassi, viene eletta, sia pur d’un soffio.
Nel mese di febbraio dell’anno successivo, suo figlio, il quattordicenne John, viene rapito, e la scorta che lo proteggeva sterminata. Ciò che i sequestratori chiedono è la liberazione di sei terroristi condannati a morte. Monica, sebbene sia disperata, rifiuta. Milton Brubeck, il direttore dell’FBI, promette che riuscirà a scovarli e a liberare il ragazzo. Ma, nonostante i mezzi più sofisticati, i federali non riescono nell’intento.
Dietro a tutto questo c’è un uomo, un fanatico che aveva abbandonato Hamas in quanto troppo tollerante nei confronti di Israele e che adesso agisce in proprio, Ibrahim al-Ja’bari.
Per volere di Putin, il servizio segreto russo interviene, ma un dirigente della CIA, a causa di risentimenti personali, insabbia il documento che gli è stato trasmesso da Mosca.
Allora, l’SVR (ex KGB) invia negli Stati Uniti il capitano Danil Volkov, uno dei migliori elementi di quella che un tempo era stata la prima direzione centrale, smantellata per volere di Gorbaciov.
All’insaputa di Monica, e contro il suo volere, viene organizzata un’operazione congiunta cui partecipano la CIA e Volkov, con il beneplacito dell’FBI: scopo di tale operazione è liberare i fondamentalisti islamici, non prima che Volkov, fintosi un medico, gli pratichi un’iniezione il cui contenuto è un veleno mortale a effetto ritardato. Il piano riesce grazie alla collaborazione forzata del direttore del carcere, scoperto a letto con un ragazzo e quindi ricattato.
Secondo i patti, John viene lasciato libero dai quattro irlandesi dell’IRA, che lo avevano sequestrato dietro compenso; ma una donna, la spietata Danielle Williams, elimina sia i rapitori sia il figlio di Monica. Questi sono gli ordini che ha ricevuto da Ibrahim al-Ja’bari, il quale in seguito rivendica su internet quanto è successo, promettendo in nome di Allah la distruzione di Israele (egli possiede un ordigno nucleare) e del Grande Satana americano.
Quando Monica Squire apprende la tragica notizia, subisce un crollo psicologico e pensa di dimettersi. Margaret Collins, la sua vice, sembra pronta a subentrarle, benché sia a lei devota, perché disapprova l’intransigenza di cui Monica ha dato prova. (Margaret stravedeva per John). Sarà l’arrivo di Putin, in visita ufficiale, a ridare alla madre sconvolta forza e determinazione.
A questo punto, si sviluppano tre piste parallele.
La prima vede in azione Sarah Gabai, una formidabile agente del Mossad isreaeliano: il suo compito è quello di rintracciare e uccidere Ibrahim al-Ja’bari. Poiché il fanatico le sfugge, la giovane torna a Tel Aviv, dove viene allestita una nuova missione. Il kidom di dodici elementi comprende anche Martin Yarbes, il padre di John, ormai in rotta con la moglie di cui non condivideva – come quasi tutti gli americani – la cosiddetta “linea della fermezza”. Sebbene egli sia un gentile, e perciò avversato da Zeev, il comandante del kidom (ma non da Sarah che lo prende in simpatia), il capo del Mossad, Aaron Ben-David, impone la sua presenza in considerazione del profondo dolore di un genitore. A parte questo, Ben-David conosce bene il passato di Yarbes, che per molti anni era stato il numero uno della CIA. La loro meta è Al Bukamal.
La seconda riguarda il lungo inseguimento di Danielle Williams a opera di Volkov; il russo se la fa sfuggire in Gran Bretagna ma non in Australia. Quando la donna si inginocchia e gli chiede pietà, Volkov la risparmia. A seguito di ciò, tornato a Mosca, viene convocato da Putin che anziché mandarlo in Siberia o condannarlo a morte lo congeda promuovendolo maggiore.
Nel frattempo, a causa del rimorso, Danielle si uccide.
La terza pista, infine, riguarda gli Stati Uniti: la Delta Force è pronta a mettersi in movimento. Ibrahim al-Ja’bari sarà trovato grazie ai Global Hawk, che tutto vedono, in ogni angolo del mondo.
In realtà tutte e tre le piste vanno incontro a un fallimento: il kidom cade in un’imboscata, causata da un traditore del Mossad, e dieci israeliani vengono decapitati; si salvano soltanto Yarbes e Sarah, grazie al micidiale intervento di Volkov e di Miloslav Pomarev, un ex maggiore del Gruppo Alpha, riabilitato da Putin, sebbene fosse stato uno dei principali esecutori del golpe del 1991. Ferito a entrambe le gambe da Monica Squire, era stato poi condannato e deportato in Siberia. Ma ora è tornato. Ciò nonostante, Ibrahim al-Ja’bari riesce a fuggire, a bordo di un Hind.
I Global Hawk falliscono nel loro compito, a differenza dei russi che sono riusciti a individuare il rifugio di Ibrahim al-Ja’bari.
Anche lui, comunque, conosce uno smacco, dato che l’uomo che doveva far esplodere una bomba atomica a Tel Aviv viene fermato e ucciso, grazie all’intervento di un membro dell’Yehidat Misthara Meyuhedet.
Dopo essersi incontrato con Federica Mogherini, Putin ordina a Danil Volkov e a Miloslav Pomarev di scovare e uccidere Ibrahim al-Ja’bari.
Ma Ibrahim al-Ja’bari ha un altro obiettivo, ancora più ambizioso: eliminare Monica Squire. A tale scopo invia negli Stati Uniti un infallibile killer, che lavora  per denaro e perché è un sadico: Henry.
L’assassino si mette in contatto con Monica, che nel frattempo ha annunciato a Yarbes la sua intenzione di divorziare, e la convince a incontrarlo. Sostiene di avere informazioni utili per catturare il mandante del rapimento e dell’uccisione di suo figlio; ciò che induce Monica ad accettare la proposta è il fatto che lui conosce le parole che, nel corso delle trattative, i sequestratori avevano dovuto dire come prova che il ragazzo fosse vivo.
A presto con la nuova puntata.

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VolkovMonica Squire, un’agente operativa con brillanti trascorsi in Afghanistan e nell’ex Unione Sovietica ai tempi del fallito golpe, viene nominata direttore della CIA e poco più tardi si presenta alle elezioni presidenziali come candidata del partito democratico. Dopo un acceso confronto televisivo con il senatore repubblicano, suo antagonista, durante il quale non mancano – come da tradizione – i colpi bassi, viene eletta, sia pur d’un soffio.
Nel mese di febbraio dell’anno successivo, suo figlio, il quattordicenne John, viene rapito, e la scorta che lo proteggeva sterminata. Ciò che i sequestratori chiedono è la liberazione di sei terroristi condannati a morte. Monica, sebbene sia disperata, rifiuta. Milton Brubeck, il direttore dell’FBI, promette che riuscirà a scovarli e a liberare il ragazzo. Ma, nonostante i mezzi più sofisticati, i federali non riescono nell’intento.
Dietro a tutto questo c’è un uomo, un fanatico che aveva abbandonato Hamas in quanto troppo tollerante nei confronti di Israele e che adesso agisce in proprio, Ibrahim al-Ja’bari.
Per volere di Putin, il servizio segreto russo interviene, ma un dirigente della CIA, a causa di risentimenti personali, insabbia il documento che gli è stato trasmesso da Mosca.
Allora, l’SVR (ex KGB) invia negli Stati Uniti il capitano Danil Volkov, uno dei migliori elementi di quella che un tempo era stata la prima direzione centrale, smantellata per volere di Gorbaciov.
All’insaputa di Monica, e contro il suo volere, viene organizzata un’operazione congiunta cui partecipano la CIA e Volkov, con il beneplacito dell’FBI: scopo di tale operazione è liberare i fondamentalisti islamici, non prima che Volkov, fintosi un medico, gli pratichi un’iniezione il cui contenuto è un veleno mortale a effetto ritardato. Il piano riesce grazie alla collaborazione forzata del direttore del carcere, scoperto a letto con un ragazzo e quindi ricattato.
Secondo i patti, John viene lasciato libero dai quattro irlandesi dell’IRA, che lo avevano sequestrato dietro compenso; ma una donna, la spietata Danielle Williams, elimina sia i rapitori sia il figlio di Monica. Questi sono gli ordini che ha ricevuto da Ibrahim al-Ja’bari, il quale in seguito rivendica su internet quanto è successo, promettendo in nome di Allah la distruzione di Israele (egli possiede un ordigno nucleare) e del Grande Satana americano.
Quando Monica Squire apprende la tragica notizia, subisce un crollo psicologico e pensa di dimettersi. Margaret Collins, la sua vice, sembra pronta a subentrarle, benché sia a lei devota, perché disapprova l’intransigenza di cui Monica ha dato prova. (Margaret stravedeva per John). Sarà l’arrivo di Putin, in visita ufficiale, a ridare alla madre sconvolta forza e determinazione.
A questo punto, si sviluppano tre piste parallele.
La prima vede in azione Sarah Gabai, una formidabile agente del Mossad israeliano: il suo compito è quello di rintracciare e uccidere Ibrahim al-Ja’bari. Poiché il fanatico le sfugge, la giovane torna a Tel Aviv, dove viene allestita una nuova missione. Il kidom di dodici elementi comprende anche Martin Yarbes, il padre di John, ormai in rotta con la moglie di cui non condivideva – come quasi tutti gli americani – la cosiddetta “linea della fermezza”. Sebbene egli sia un gentile, e perciò avversato da Zeev, il comandante del kidom (ma non da Sarah che lo prende in simpatia), il capo del Mossad, Aaron Ben-David, impone la sua presenza in considerazione del profondo dolore di un genitore. A parte questo, Ben-David conosce bene il passato di Yarbes, che per molti anni era stato il numero uno della CIA. La loro meta è Al Bukamal.
La seconda riguarda il lungo inseguimento di Danielle Williams a opera di Volkov; il russo se la fa sfuggire in Gran Bretagna ma non in Australia. Quando la donna si inginocchia e gli chiede pietà, Volkov la risparmia. A seguito di ciò, tornato a Mosca, viene convocato da Putin che anziché mandarlo in Siberia o condannarlo a morte lo congeda promuovendolo maggiore.
Nel frattempo, a causa del rimorso, Danielle si uccide.
La terza pista, infine, riguarda gli Stati Uniti: la Delta Force è pronta a mettersi in movimento. Ibrahim al-Ja’bari sarà trovato grazie ai Global Hawk, che tutto vedono, in ogni angolo del mondo.
A presto con la nuova puntata.

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PARTE PRIMA: ROMA (ANTEFATTO)
John Lodge è un agente della CIA che si trova a Roma con il compito di proteggere e interrogare Boris Ivanovic, un funzionario di alto grado del KGB sovietico, che ha deciso di cambiare campo. Lodge non ha mai fallito una missione, ma in questo caso deve affrontare il miglior agente del KGB, Aleksandr, nome in codice Matrioska: un uomo freddo e spietato, specializzato in omicidi. Grazie a un piano ingegnoso e ardito, e avvalendosi di complici italiani, Aleksandr ha la meglio. Malgrado la presenza della polizia italiana e di un secondo agente della CIA, tramortisce Lodge e uccide Boris. 

PARTE SECONDA: AFGHANISTAN
Dieci anni dopo, Il destino vuole che le strade dei due si incrocino nuovamente. La CIA ha ricevuto una “soffiata” da Mosca: in vista della grande offensiva estiva, i russi intendono eliminare Massoud, il più abile fra i comandanti dei Mujaheddin, che sono in guerra contro l’Unione Sovietica.
A questo scopo, Aleksandr valica il passo Khyber, accompagnato dal taciturno Farrin, un tagiko “condizionato” dal KGB: egli in pratica è un automa, privo di ogni cognizione del dolore o della paura; uno strumento di morte che risponde solamente a Matrioska. Per costringere un ostinato guerrigliero a rivelargli dov’è il rifugio del suo capo, Aleksandr cattura e scuoia un cinghiale e minaccia l’afghano di avvolgerlo nella pelle dell’animale: malgrado il suo coraggio, l’uomo terrorizzato cede.
I due raggiungono Massoud, senza però riuscire a ucciderlo.
Lodge è accompagnato da Monica Squire, una donna determinata e affascinante. Fra loro nasce una profonda attrazione, sebbene Monica sia fortemente contraria all’appoggio che l’America sta dando ai guerriglieri, dato che i sovietici hanno invaso l’Afghanistan dietro a una precisa richiesta del legittimo governo di Kabul che vorrebbe modernizzare il Paese, elevando la condizione femminile e dando vita a un vasto programma di riforme sociali e democratiche; Lodge non approva il punto di vista della collega, ritenendo che il suo compito sia solo quello di salvare la vita a Massoud, senza speculazioni inutili. Questo comunque non impedisce che l’attrazione sfoci in una prorompente passione. Lodge, però, ama sua moglie, Sherilyn, e, benché desideri ardentemente Monica, resiste alla tentazione dopo essere arrivato a un passo dal tradimento. A frenarlo è anche il pensiero della figlia, Susan.
Monica Squire vive un’esperienza drammatica: viene bastonata da un gruppo di afghani per essere andata a nuotare in un piccolo lago in slip e reggiseno. A salvarla, paradossalmente, è l’arrivo dei terribili Hind, gli elicotteri corazzati dell’Armata Rossa.
A questo proposito, John e Monica istruiscono due guerriglieri sull’uso degli Stinger, l’unica arma in grado di abbattere i micidiali Hind. La stessa Monica ne abbatte uno, salvando la vita a Lodge.
Una parentesi è dedicata alla sorella di Aleksandr, Sonja, ingiustamente  incarcerata e in seguito condannata all’ergastolo per aver ucciso un’altra detenuta che voleva violentarla. Grazie al prestigio del fratello, Sonja ottiene la grazia da Vladimir Putin, all’epoca ai massimi vertici del KGB, il quale stravede per Matrioska. Diventata amica di Tamara, l’amante di Aleksandr, le incomincia a raccontare di quando lui cambiò, trasformandosi da ragazzo sensibile e affettuoso in un uomo gelido e privo di sentimenti.
Nel frattempo, dopo alterne vicende e vari capovolgimenti di fronte, Aleksandr rapisce Monica per indurre Lodge a confidargli dove si trovi ora Massoud. I due uomini si affrontano su una montagna che sovrasta la valle del Panjshir e fanno fuoco nello stesso momento.
Matrioska, apparentemente colpito a morte, precipita in un burrone.

PARTE TERZA: STATI UNITI
Vladimir Putin considera John Lodge estremamente pericoloso: per eliminarlo (e per vendicarsi di ciò che è successo in Afghanistan), invia negli Stati Uniti due agenti, l’avvenente Aglaja e, sotto le false spoglie del norvegese Larsen, Matrioska, miracolosamente scampato alla morte grazie anche al soccorso di due soldati russi.
Compito di Aglaja è quello di scoprire dove abita Monica Squire per poi risalire a Lodge. Grazie all’informazione di una talpa, la donna rende sessualmente succube  un funzionario dell’OS, l’organo di controllo della CIA, che le fornisce l’indirizzo di Monica.
Dopo averlo ucciso Aglaja si reca da Monica; grazie alla maggior prestanza fisica la sequestra e la tortura finché l’americana non si arrende, svelandole l’ubicazione della casa di John.
Matrioska giunge in Virginia dal Messico. Ma alla frontiera, a causa di una vecchia foto, viene riconosciuto da Steve Miller, un agente dell’FBI, vecchio amico del padre di Monica. Dopo aver avvisato soltanto un collega, l’alcolizzato Paul Bradley, Miller precede Aleksandr che tuttavia lo ammazza soffocandolo con la neve.
Matrioska uccide a sangue freddo John Lodge, avvalendosi di un’arma che in realtà è un frutto della tecnologia americana (IM, Improvised Munitions), capace di trasformare sabbia o neve in micidiali proiettili. L’arma era celata nel baule della macchina, nascosta nell’attrezzatura per la pesca.
Mentre Aleksandr, Aglaja e Monica si trasferiscono in un cottage in riva a un lago – è la base americana di Aglaja -, in attesa di attraversare la frontiera canadese e di sopprimere Monica, Paul Bradley, l’agente federale alcolizzato, scoperto il cadavere di Steve Miller, anziché avvisare tempestivamente l’FBI, chiama invece la CIA. Come ricompensa, dopo un breve interrogatorio, viene brutalmente assassinato da Yarbes e Thompson, i due agenti inviati da Langley. Yarbes corre a casa di Lodge, si rallegra per la mancanza della moglie e della figlia, trascina il cadavere all’interno dell’abitazione – Lodge era stato ucciso sulla soglia – e inquina tutte le prove, in modo che si pensi a un omicidio avvenuto nel corso di una rapina, sempre per ordine del capo di Langley.
In una riunione a tre, fra il presidente degli Stati Uniti e i direttori di FBI e CIA, quest’ultimo nega con fermezza il coinvolgimento dell’Agenzia.
Più tardi si scoprirà il motivo di tale comportamento, e di altre “singolari” decisioni da lui prese.
Intanto, nel cottage, esplode la passione fra Aleksandr e Monica. (Già in Afghanistan, il russo era sembrato attratto da lei).
Se le avessero detto che un giorno Matrioska l’avrebbe baciata, domandandole poi cosa avrebbe provato, Monica avrebbe risposto senza esitare.
Disgusto. Rabbia. Desiderio di cavargli gli occhi. Odio. Repulsione.
Perciò il  suo stupore fu grande quando, quasi a sua insaputa, ricambiò il bacio con trasporto.
C’era molto in quel bacio.
La disperazione per la morte di Lodge, la paura di essere uccisa, il ricordo delle torture subite. Era come se le venisse offerta un’ultima possibilità, un ultimo squarcio di vita. La mente rimase fredda ma il corpo la tradì. Con sconcerto si rese conto di essere bagnata. Con crescente incredulità scoprì che una parte di lei desiderava essere posseduta. Matrioska era un uomo gelido, cupo, completamente privo di compassione, di umanità; aveva ammazzato a sangue freddo John e, sebbene esitasse, alla fine avrebbe lasciato Aglaja libera di eliminarla, magari dopo infiniti tormenti.
Matrioska era “il” nemico.
Era anche bello, però, e la baciò con dolcezza. Monica si sentiva come scissa in due: a livello razionale, escludeva nel modo più assoluto di spingersi oltre a quel bacio assurdo; ma mentre pensava a ciò, non oppose  resistenza quando lui la svestì, non si divincolò, non lottò. Questo è uno stupro, si ripeteva: non posso oppormi perché lui è molto più forte di me. Infatti, mi sta costringendo.
Ma non era vero.
E lei lo sapeva.
Quando si sentì penetrare e incominciò a urlare, era consapevole che le sue grida non esprimevano rifiuto o angoscia, bensì passione.
Fu travolta dall’orgasmo.
E fu solo il primo di quella notte.
Questo scatena l’ira della gelosa Aglaja, per fortuna senza gravi conseguenze per Monica, a parte un violento pugno al plesso solare.
Ciò nonostante sia il sovietico, sia l’americana, sono pienamente consapevoli che il destino di Monica comunque non cambierà: Matrioska da sempre è abituato a eseguire gli ordini, e – oltre a Lodge – Putin lo ha incaricato di uccidere anche Squire.
Yarbes, probabilmente il nuovo numero uno della CIA, individua la talpa, un uomo di nome Dan Capshaw, e torturandolo orribilmente, lo costringe a rivelargli ciò che è accaduto, nonché il vero nome di Aglaja (in America si faceva passare per Janice) e la presenza di Matrioska. Scoperto dove si trova il cottage, Yarbes e Thompson lo prendono d’assalto, ma con esito deludente: Aleksandr uccide Thompson e riesce a fuggire; dal canto suo Monica spara ad Aglaja.
Braccato e senza più documenti validi, Matrioska dapprima stermina una banda di delinquenti che volevano derubarlo, quindi uccide un rappresentante di oggetti religiosi per impossessarsi della sua macchina.
Dalla Francia arriva in soccorso un simpatizzante del KGB, Julien Delpech, inviato da Elke Shurer, una tedesca che lavora per la Stasi, il servizio segreto della Germania dell’Est, il più fido alleato dell’intelligence sovietica. Egli porta con sé un passaporto “quasi perfetto”. Per Matrioska quindi non va bene. Sebbene più anziano, Delpech è alto e con le spalle larghe: Aleksandr prenderà il suo posto e il francese scomparirà, salvo poi “riapparire” sul volo che porterà Aleksandr a Parigi (e in seguito a Cannes).
Nel frattempo, Monica rischia la condanna a morte per alto tradimento (non essendo riuscita a resistere alle torture di Aglaja). Lodge, infatti, è morto a causa sua.
Ma il direttore della CIA insabbia il caso e durante un colloquio con il presidente della commissione disciplinare, spiega infine le ragioni del suo comportamento.
Quando il direttore della CIA entrò nel suo ufficio, il dossier di Monica Squire era sulla scrivania.
Lo lesse attentamente, quindi trasse un sospiro e scarabocchiò qualcosa sul primo foglio. Poi telefonò personalmente a Stephen Ford. Mezz’ora più tardi, l’anziano presidente della commissione disciplinare si presentò a rapporto.
Il direttore gli mostrò quello che aveva scritto.
Ford non nascose lo stupore.
N.P. Non procedere, seguito dalla firma del capo.
“Perché?”, domandò Ford, sorpreso e sconcertato.
“Da quanti anni ci conosciamo, Stephen?”
Ford sorrise un po’ mestamente. “Da molti, troppi forse, signor direttore.”
L’altro annuì. “E in tutti questi anni ho sempre potuto constatare – e ammirare – la sua riservatezza. Non vorrà deludermi certo ora?”
“No, signor direttore.”
“Bene. Proprio a causa del suo passato e dei suoi meriti, le devo una spiegazione.”
Ford si protese verso di lui, le braccia incrociate sul petto.
“Vede, Stephen”, disse il direttore, “sappiamo entrambi che la ragione di Stato deve prevalere sempre e comunque su tutto.”
“Naturalmente, signore.”
“Mi ascolti con attenzione. Monica Squire è una donna graziosa e affascinante, oltre che un valido agente, e, benché si sia dimostrata vile, non nego che mi dispiacerebbe qualora venisse condannata a morte o all’ergastolo; ma non è questo il punto. Se Monica Squire dovesse comparire in un tribunale, le verrebbero poste determinate domande alle quali lei risponderebbe sinceramente. Ciò che è stato fatto in questi ultimi giorni”, proseguì il direttore della CIA come parlando a se stesso, “non la deve riguardare, Stephen. Sono state prese decisioni drastiche, in base alle necessità. Ma Monica Squire non deve parlare, in nessun caso!”
“Non capisco, signore.”, replicò Stephen Ford.
“Adesso capirà.”
Il direttore si alzò e si affacciò alla finestra. Poi si girò verso Ford.
“La donna… non era una terrorista. Apparteneva al KGB, Stephen.”
Ford sbatté le palpebre.
“E con lei c’era un uomo, un’icona. Il suo nome in codice è Matrioska. Eravamo convinti di averlo eliminato in Afghanistan. Purtroppo ci sbagliavamo. Ora, quante volte abbiamo biasimato gli inglesi per il loro errato concetto di libertà individuale che li porta a trascurare le misure di sicurezza? Si immagina le loro risate nell’apprendere che un uomo del KGB è entrato indisturbato negli Stati Uniti e ha ucciso con tutto comodo due nostri agenti? E la stampa mondiale? Ci andrebbe a nozze. Immagina le critiche, gli editoriali pieni di compiacimento? No, Stephen, sarebbe un colpo terribile per la nostra immagine; e le conseguenze sarebbero molto gravi. Per questo Squire non deve parlare. Potremmo sopprimerla, certo, ma ritengo che sia più semplice e conveniente scagionarla, e chiudere qui l’intera faccenda.”
Ford lo fissò. “D’accordo, signore. E questo Matrioska?”
“Lo prenderemo.”
Il direttore della CIA sorrise cupamente.
“Yarbes lo prenderà.”
E Yarbes scopre che il fantomatico Julien Delpech in realtà è Matrioska. Si mette in contatto con lo SDECE, l’Agenzia di controspionaggio francese. Hanault, il capo, gli comunica che Julien Delpech si trova ora in vacanza all’hotel Martinez di Cannes, però lo ammonisce.
Hanault fu esplicito. Delpech era un cittadino francese e, sebbene fosse sospettato di avere dei legami con il KGB, risultava incensurato e alle spalle aveva un passato degno di rispetto: aveva combattuto per il generale de Gaulle! In ogni caso, qualsiasi fosse il motivo della richiesta di Yarbes, la CIA era pregata di non interferire. Gli aveva trasmesso quell’informazione soltanto per un gesto di cortesia.
Yarbes ribatté che con ogni probabilità Delpech era morto. L’uomo che ora si spacciava per lui era quasi certamente un agente sovietico.
Hanault accolse quelle parole con scetticismo. Prima di riattaccare, ribadì che non avrebbe tollerato intromissioni. “Maledetti cow-boy!”, esclamò quando depose il ricevitore sulla forcella.
Poi Hanault convoca due uomini del famigerato Servizio d’azione francese. Se Yarbes andrà a Cannes, loro dovranno sorvegliarlo.

PARTE QUARTA: CANNES
L’attraente e statuaria Elke Shurer informa Matrioska che egli è stato promosso tenente generale. Davanti al suo stupore, gli dice: “Mi avevano avvisata che questa sarebbe stata una sorpresa per lei. Un cadeau da Mosca. E non ci sarà nessuna nuova missione, Aleksandr Sergeivic. Dopo un meritato periodo di riposo, prenderà il posto di Dmitriy.”
Già in passato, Matrioska aveva evitato di entrare a far parte dei quadri dirigenziali, ma questa volta Putin non avrebbe accettato rifiuti.
Mentre i due iniziano a flirtare, Yarbes (che è stato accompagnato in segreto da Monica), si reca da un armaiolo di Cannes. Gli serve un’arma perfetta. I suoi ordini sono chiari: deve uccidere il killer sovietico.
Il francese fissò Yarbes. “Quattro giorni?” Scosse vigorosamente la testa. “Ce n’est pas possible!”
“E’ il limite massimo.”, dichiarò con calma l’americano. “E sono disposto a pagare il doppio del prezzo di mercato.”
Una luce avida comparve per un attimo negli occhi dell’altro. “Beh, questo cambia le cose. Mi segua.”
Lo guidò in un’altra stanza, una specie di laboratorio. Si trovavano in una vecchia casa dall’aspetto rispettabile, nei pressi di una serie di campi di bocce, frequentati soprattutto da anziani. L’unica finestra del locale dava su un piccolo giardino interno, che nei mesi più caldi sarebbe stato sicuramente rigoglioso.
Il francese versò due Pastis e porse un bicchiere a Yarbes.
“I requisiti?”, domandò.
Yarbes fu conciso. “Estrema precisione. Cento metri, come minimo, di portata di tiro. Mirino laser. Munizioni del tipo a punta cava. Dev’essere un’arma leggera, assolutamente maneggevole. E non ingombrante, dato che la userò in pieno giorno e dovrò sistemarla da qualche parte.”
“E’ sempre possibile assemblarla sul luogo.”, osservò il francese. “Lei è pratico?”
Yarbes annuì.
“Bersaglio fisso o in movimento?”
Yarbes rifletté per qualche secondo, ponderando la questione. “Fisso”.
“Bien. Il cinquanta per cento come anticipo, il saldo alla consegna.”
“Naturalmente.”, disse Yarbes.

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L’inizio di “Matrioska” è stato pubblicato sul Corriere della Sera come miglior incipit di un romanzo inedito.

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Aleksandr, chiamato Matrioska, è un agente del KGB, freddo e spietato.
La sua strada è destinata a incrociarsi con quella di John Lodge, della CIA: tutto ha inizio a Roma, dove l’americano ha il compito di proteggere e interrogare un dirigente del KGB che si è venduto agli Stati Uniti. Matrioska viene incaricato di uccidere il traditore e, malgrado la presenza di Lodge, di un suo collega e della polizia italiana, riesce brillantemente nell’impresa. D’altro canto, Aleksandr non ha mai fallito una missione. Ciò vale anche per Lodge, con l’unica eccezione rappresentata dall’episodio di Roma.
Anni dopo, Matrioska e Lodge si ritrovano in Afghanistan. La CIA ha ricevuto una “soffiata” da Mosca: in vista della grande offensiva estiva, i russi intendono eliminare Massoud, il più capace fra i comandanti dei Mujaheddin, che sono in guerra contro l’Unione Sovietica.
A questo scopo, Aleksandr valica il passo Khyber, accompagnato dal taciturno Farrin, un tagiko “condizionato” dal KGB: egli in pratica è un automa, privo di ogni cognizione del dolore o della paura; uno strumento di morte che risponde solamente a Matrioska. I due raggiungono Massoud, senza tuttavia riuscire a ucciderlo.
Lodge è accompagnato da Monica Squire, una donna determinata e affascinante. Fra loro nasce una profonda attrazione, sebbene Monica sia fortemente contraria all’appoggio che l’America sta dando ai guerriglieri, dato che i sovietici hanno invaso l’Afghanistan dietro a una precisa richiesta del legittimo governo di Kabul che vorrebbe modernizzare il Paese, elevando la condizione femminile e dando vita a un vasto programma di riforme sociali e democratiche; Lodge non approva il punto di vista della collega, ritenendo che il suo compito sia solo quello di salvare la vita a Massoud, senza speculazioni inutili. Questo comunque non impedisce che l’attrazione sfoci in una prorompente passione. Lodge, però, ama sua moglie, Sherilyn, e, benché desideri ardentemente Monica, resiste alla tentazione dopo essere arrivato a un passo dal tradimento. A frenarlo è anche il pensiero della figlia, Susan.
Monica Squire vive un’esperienza drammatica: viene bastonata da un gruppo di afghani per essere andata a nuotare in un piccolo lago  in slip e reggiseno. A salvarla, paradossalmente, è l’arrivo dei terribili Hind, gli elicotteri corazzati dell’Armata Rossa.
A questo proposito, John e Monica istruiscono due guerriglieri sull’uso degli Stinger, l’unica arma in grado di abbattere i micidiali Hind.
Una parentesi è dedicata alla sorella di Aleksandr, Sonja, ingiustamente  incarcerata e in seguito condannata all’ergastolo per aver ucciso un’altra detenuta che voleva violentarla. Grazie al prestigio del fratello, Sonja ottiene la grazia da Vladimir Putin, all’epoca ai massimi vertici del KGB, il quale stravede per Matrioska. Diventata amica di Tamara, l’amante di Aleksandr, le incomincia a raccontare di quando lui cambiò, trasformandosi da ragazzo sensibile e affettuoso in un uomo gelido e privo di sentimenti.
Nel frattempo, dopo alterne vicende e vari capovolgimenti di fronte, Aleksandr rapisce Monica per indurre Lodge a confidargli dove si trovi ora Massoud. I due uomini si affrontano su una montagna che sovrasta la valle del Panjshir e fanno fuoco nello stesso momento…

L’inizio di “MATRIOSKA” è stato pubblicato sul Corriere della Sera come miglior incipit di un romanzo inedito.

CAPITOLO 24
Lodge avvertì una fitta alla gamba ferita e involontariamente cambiò piede d’appoggio, spostandosi sia pur di poco.
Ciò gli salvò la vita.
La pallottola di Matrioska lo mancò per meno di un centimetro.
Il russo, invece, fu colpito in pieno petto.
Lodge si preparò a sparare di nuovo, poi vide Matrioska cadere. Si avvicinò, guardingo. Benché fosse certo di averlo ucciso, aveva visto troppi uomini fingersi morti per poi “resuscitare” all’improvviso, e aveva perso un collega proprio a causa di tale stratagemma. Peraltro, non potevano sussistere dubbi: Matrioska aveva concluso la sua grande carriera su una sperduta montagna dell’Afghanistan.
In quel momento udì un rombo terrificante. Quattro Hind scesero in picchiata portando in dono il consueto inferno di fuoco; puntavano sulla valle, ma evidentemente i piloti avevano scorto il piccolo gruppo di uomini: perciò incominciarono a far fuoco su di loro.
Lodge corse da Monica, la spinse dietro a una roccia e la coprì con il suo corpo. Ma non costituivano una preda succulenta, e presto gli Hind calarono a valle. Lodge liberò i polsi di Monica. Si rialzarono, dirigendosi verso il punto dov’era caduto Matrioska.
Il russo non c’era più.
Lodge si guardò attorno, sconcertato. Si affacciò sull’orlo di una scarpata e guardò in basso. Vide il corpo di Matrioska venti metri sotto. Giaceva immobile, privo di vita. In qualche modo, con le ultime energie che gli restavano, si era trascinato per terra fino a precipitare nel burrone. Forse per non cadere nelle mani del nemico: irriducibile sino all’ultimo, pensò Lodge.
Lo osservò attentamente. Era stato addestrato a non accontentarsi delle supposizioni; però non c’era ombra di dubbio: aveva mirato al cuore e Matrioska era morto pochi secondi dopo essere stato colpito, il tempo di precipitare nel burrone. E, in ogni caso, aveva picchiato la testa sulla nuda roccia.
John si allontanò di qualche passo e guardò Monica. “E’ finita!”, disse. La donna lo fissò in silenzio. Aveva gli occhi colmi di lacrime. Lodge la abbracciò. “Ed è finita anche la nostra missione.”, aggiunse staccandosi da lei e pensando a quanto fosse bella. Entrambi erano consapevoli di quello che significava: il sollievo e l’orgoglio per aver trionfato ma anche la prospettiva di separarsi a breve, lasciando qualcosa di incompiuto, come un’ombra che sarebbe rimasta nei loro cuori.
Lodge tornò sul ciglio del burrone. Prese in considerazione l’idea di scendere per seppellire il cadavere, però sarebbe occorso molto tempo perché la scarpata era assai ripida e nel frattempo gli Hind sarebbero potuti tornare. Decise che avrebbe affidato quell’incombenza agli afghani, quando si fosse conclusa l’incursione e i guerriglieri si fossero ripresi dallo choc. Prima avrebbero pensato ai loro cari, poi si sarebbero occupati del russo. Matrioska poteva aspettare. Aveva sulla coscienza troppi omicidi, aveva seminato panico e dolore: non meritava eccessiva attenzione. Fin dai tempi della prima guerra mondiale fra gli aviatori appartenenti a nazioni nemiche esisteva un legame, se non di fratellanza almeno di comunanza, che li rendeva in qualche modo solidali tra loro; ma questo non valeva per gli agenti segreti.
Il compito di Lodge era terminato e ora voleva solo tornare a casa.
Un’ora dopo scesero a valle.
La domenica successiva John Lodge riabbracciò Sherilyn e Susan.

Vladimir Putin posò i suoi occhi gelidi sull’uomo che stava di fronte a lui. “Per colpa di John Lodge e di Monica Squire, Massoud è vivo e l’offensiva estiva è fallita.”
Putin era furibondo, ma come sempre freddo e controllato.
“Sebbene il nostro esercito si sia dimostrato inefficiente, è tuttavia indiscutibile che la presenza di Massoud è stata fondamentale. Lodge rappresenta un problema: ci danneggerà anche in futuro.”
“Cosa devo fare?”, gli domandò l’uomo in piedi davanti alla scrivania.
Putin lo scrutò a lungo, pensoso.
Poi disse: “Ucciderli. Tutti e due. Lodge e Squire.”

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Un riassunto dopo soli cinque capitoli non è certamente usuale, ma date le circostanze lo ritengo utile. “Matrioska” ha preso il via in un momento di confusione, provocato dall’imminente chiusura di Splinder; nel frattempo in molti erano intenti a trasferire e organizzare i propri blog su altre piattaforme. A parte questo, inoltre, come al solito sono andata molto di fretta…
Ed eccoci:
ANTEFATTO John Lodge è un agente della CIA e si trova a Roma con il compito di proteggere e interrogare Boris Ivanovic, un funzionario di alto grado del KGB sovietico, che ha deciso di cambiare campo. Lodge non ha mai fallito una missione, ma in questo caso deve affrontare il miglior agente del KGB, Aleksandr, nome in codice Matrioska: un uomo freddo e spietato, specializzato in omicidi. Grazie a un piano ingegnoso e ardito, e avvalendosi di complici italiani, Aleksandr ha la meglio. Tramortisce Lodge e uccide Boris.
DIECI ANNI DOPO Il destino vuole che le strade dei due si incrocino nuovamente. Lodge è in Afghanistan, assieme alla bella collega Monica, segretamente invaghita di lui (ma questo lo scopriremo nel prossimo episodio), anche se Lodge ama teneramente sua moglie, Sherilyn. Scopo di questa operazione è salvare la vita di Massoud, uno dei principali capi dei guerriglieri afghani, impegnati in un aspro conflitto contro l’Unione Sovietica. Una fuga di notizie proveniente da Mosca ha infatti rivelato che un formidabile agente del KGB è sul punto di giungere in Afghanistan per eliminare Massoud.
Lodge non può ancora saperlo (benché una notte abbia avuto un sogno premonitore), ma l’uomo in questione è proprio Aleksandr.
Matrioska entra in Afghanistan, attraversando il passo Khyber, accompagnato da un giovane tagico, Farrin, che in precedenza era stato catturato dai russi e inviato a Mosca per sottoporsi a non meglio precisati esperimenti medici.
Aleksandr dispone di documenti falsi, che lo identificano come cittadino americano. Mentre, infaticabile, procede verso la valle del Panjshir, covo di Massoud, Lodge e Monica sono in attesa di conferire con questi.
I PERSONAGGI:
ALEKSANDR è un individuo solitario, che ama la casa dove intende trascorrere la sua vecchiaia: è situata in un luogo remoto, a ridosso del gelido mare del nord. Vi si reca nei rari momenti liberi, e qui prepara i suoi piani che lo hanno condotto sempre al successo. Ha una compagna, Tamara, di cui però non sembra innamorato, sebbene sia attratto da lei fisicamente. Probabilmente, è incapace di nutrire sentimenti profondi, quasi fosse una macchina programmata unicamente per uccidere.
LODGE efficiente e risoluto, è tuttavia privo della spietatezza di Aleksandr. Condanna in cuor suo la guerra in Vietnam, ma è abituato a servire la sua patria, senza porsi troppe domande. Ciò vale anche per la situazione afghana. Ha una figlia di dieci anni, Susan, per la quale stravede.
MONICA attraente, determinata, polemica ed estroversa. Non condivide l’appoggio che gli Stati Uniti stanno dando ai Mujaheddin, e giustifica l’invasione sovietica, intesa a soccorrere il governo democratico e progressista di Kabul, che sta cercando di modernizzare l’Afghanistan, costruendo scuole e ospedali, ed elevando la condizione femminile. Questo tuttavia non le impedisce di partecipare alla missione.
TAMARA è una bella donna, innamorata di Aleksandr, dal quale però viene trascurata. A volte medita di lasciarlo, ma “quando la prendeva fra le braccia e la baciava si sentiva la donna più felice del mondo.”
SHERILYN è sposata da molti anni con Lodge, che ha conosciuto all’università. Brillante giocatrice di softball e madre attenta e premurosa, condivide gli ideali patriottici del marito, anche se desiderebbe averlo con sé più spesso.
A DOMENICA CON LA NUOVA PUNTATA, CARI AMICI!

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