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Archive for the ‘recensioni’ Category

Ragazzi, questo è un libro che se non lo comprate, lo prendete in biblioteca, ve lo fate prestare da un amico, oppure lo rubate, ecco allora io mi arrabbio. Perché è un libro meraviglioso, dove c’è tutto: l’ironia sferzante dei toscani e il dolore della vita, l’allegria delle battute sempre felici e l’amarezza più profonda. Arrivò a Cannes sulle onde del mare, un regalo della mia più cara amica, una persona splendida che mi fece questo magnifico dono con una dedica che mi commosse.
Ma parliamo del libro. In linea di massima non leggo gli scrittori italiani, non so perché, ammesso che esista un perché.
Questo romanzo, però, è diverso, presenta personaggi affascinanti, strani, alcuni di loro alquanto sfigati, però estremamente reali: leggi e li vedi muoversi sulla carta, con le loro improbabili idee, spesso assurde. Ma è un’assurdità che appartiene a molti. Ecco, allora, Serena, madre bellissima – sempre con gli anfibi ai piedi – di due figli assai diversi fra loro: Luca, il predestinato, l’icona, e Luna, una ragazza albina schernita da tutti… come Zot, che viene dalla Russia e parla un italiano ottocentesco. E Sandro, irresoluto, perdente, vile ma a modo suo assetato d’amore. E poi gli altri: il mite Marino, Rambo che forse, forse, è omosessuale, il vecchio Ferro, un prodigio di invettive maremmane.
Come sempre, non racconterò la trama. Mi soffermo piuttosto sulla potenza delle parole, che scorrono a fiumi, senza però mai annoiare, anzi trascinandoti in un flusso cristallino, vasto quanto il mare, che ti prende, ti spinge a continuare la lettura, senza fermarti, perché ciò non è possibile. Fino al grande epilogo!
I personaggi si insinuano nel cuore e non lo lasciano più.
Proprio come il mare.
Grazie, mia dolcissima amica!

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UN CAPOLAVORO

Potere EsecutivoCome i miei amici lettori sanno, di rado scrivo recensioni perché non è il mio lavoro. Ma quando un libro mi colpisce al cuore, quando mi “fulmina” e mi rapisce, sento il bisogno di condividere il mio entusiasmo.
Il libro in questione, fenomenale, si chiama Potere Esecutivo (“Executive Orders”) di Tom Clancy.
E’ un romanzo di quasi mille pagine, con una trama molto intricata, perciò risulta praticamente impossibile riassumerla. Quello che conta è che è un romanzo impareggiabile, tanto impareggiabile da avermi fatto pensare di appendere la “penna” al classico chiodo. Per carità, non intendo qui fare la falsa modesta. Ritengo che i miei romanzi di spionaggio siano buoni, almeno a livello italico; lasciamo quindi stare – come è corretto e doveroso – Forsyth e Le Carre’ – però, però, esiste un limite, una soglia di demarcazione: leggendo Potere Esecutivo, mi sono resa pienamente conto di cosa significhi essere un vero top-writer.
Il principale protagonista della vicenda è Jack Ryan, ex agente della CIA divenuto presidente degli Usa (come Monica Squire: ma giuro che non lo sapevo) in seguito a un attentato terroristico che ha praticamente annientato i principali quadri esecutivi degli Stati Uniti.
Conoscevo Ryan, dato che anni fa avevo letto La grande fuga dell’Ottobre Rosso; qui si dimostra umano, sensibile, onesto, però anche (giustamente) duro; fantastica è la descrizione del suo colloquio con il primo ministro-a indiano. Non invieremo note di protesta, non chiederemo una riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza dell’Onu a New York, faremo la guerra, primo ministro. Faremo la guerra con tutta la potenza e la rabbia che questo Paese e i suoi cittadini saranno in grado di mettere in campo.
Aggiungerei che per i miei gusti Jack Ryan forse è un po’ troppo di destra. In ogni caso, risulta un personaggio formidabile, come altri, presenti nel libro. Personalmente ho amato soprattutto Price, la responsabile del servizio di sicurezza della Casa Bianca, O’Day, un agente dell’FBI che stravede per la sua bambina, e la moglie di Jack, brillante medico. Senza contare i mitici John Clark e Chavez.
All’inizio, la lettura non è facile, considerati i cambiamenti di scena e la complessità dell’argomento; poi, però, ti prende, ti cattura, ti trascina. Lo stile è scorrevole e non mancano i momenti di umorismo, né quelli di forte impatto o di grande tenerezza. Straordinari sono il climax, la costruzione meticolosa dei fatti, l’analisi dei rapporti diplomatici, i giochi di potere, spesso, anzi quasi sempre, sordidi.
La scacchiera su cui si gioca la partita è ampia: Stati Uniti, Cina, India, Russia, Iraq e Iran, e il gioco si rivelerà spietato.
Clancy – questo lo sapevo – era un grande esperto di armi, eserciti, aerei, bombe e quant’altro: di conseguenza ciò che scrisse è reale e verificabile, a parte la fantasia, ovviamente. Quale differenza con i mestieranti, con chi si improvvisa, senza alcuna cognizione di causa! E per una volta lasciamo perdere Licia Troisi 🙂
E’ un libro che mi sento di consigliare a tutti gli amanti delle spy-story, anche se il termine è riduttivo: fantapolitica, guerra, probabilmente un cocktail di questi tre generi. Non credo proprio che resterete delusi. Forse, è un po’ lunga la battaglia finale, peraltro viene descritta con grandissima perizia. Il mio voto, comunque, è dieci.
E a proposito di libri ho ricevuto recentemente una proposta di pubblicazione per un romanzo erotico. Le royalty sono assai elevate, e la richiesta nasce da Lesbo è un’isola del Mar Egeo, che ai tempi riscosse un certo successo.
Ma… i tempi cambiano e, sebbene i quattrini non mi diano certo fastidio, confesso che detesto scrivere di erotismo. Cosa farò? Ancora non lo so.
Perché non mi chiedono un libro di spionaggio?
Ah, sì. Perché non sono Tom Clancy 🙂

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IL RITORNO DEL RE

Mr. Mercedes

Quando scrivo spy-stories non leggo libri di spionaggio per non farmi influenzare, però leggo perché non posso farne a meno (di norma, una cinquantina di libri all’anno). Qualche giorno fa una mia carissima amica mi ha regalato “Mr. Mercedes” di Stephen King. Naturalmente l’ho ringraziata (a caval donato non si guarda in bocca), anche se ho storto un po’ il naso. Io adoravo Stephen King, in seguito l’ho soltanto amato, poi ho provato un tiepido affetto, poi una leggera avversione, e infine la sua presenza ha significato solamente noia. Lo trovavo verboso (trenta pagine per descrivere il tragitto di un uomo dal tavolo della cucina alla finestra), insopportabile, vanaglorioso nella sua prolissità; per farla breve: tedioso al massimo. Di conseguenza, non ho più acquistato i suoi romanzi.
Ma… forse perché è tornato alle vecchie abitudini (peraltro, dannose per la salute, tuttavia evidentemente fonte di ispirazione), forse a causa di un approfondito esame di coscienza o chissà per quali altre ragioni, questa volta ha scritto un libro eccezionale, almeno a mio modesto giudizio.
Mr. Mercedes è scorrevole! Io l’ho letteralmente divorato: la suspense regna sovrana e, in particolare, le ultime cento pagine sono avvincenti al punto da non potersi fermare. Mi stavo perfino dimenticando della nuova puntata di Rage.
Certo, è sufficiente sfogliare a caso il libro e soffermarsi su un qualsiasi paragrafo per riconoscere subito lo stile di King (ciò vale per molti autori, e comunque non c’è nulla di male), ma con una differenza sostanziale: il linguaggio immediato, la rinuncia ai troppi particolari superflui.
Qui non parlerò della trama; dirò solo che non è un horror, bensì un giallo-thriller, probabilmente più un thriller, dato che il colpevole è svelato fin dall’inizio. Come sempre, la caratterizzazione dei personaggi – il suo punto di forza – e i dialoghi risultano perfetti, però sono scomparse le lungaggini; il clima è teso, il climax vibrante. I due protagonisti principali sono un detective in pensione dotato di un cervello ancora affilato, William Hodges, e uno psicopatico, descritto in modo sublime, Brady, ovvero Mr. Mercedes, la cui follia e i motivi che l’hanno determinata vengono esplorati a fondo, con sapienza. Le figure femminili, ciascuna con vari problemi alle spalle, hanno ampio spazio e spessore.
Nel libro non mancano momenti duri, truci, amari. Ma senza compiacimenti: sono funzionali alla storia.
Non aggiungo altro se non – per chi lo desidera – un augurio di buona lettura.
E un fervido ringraziamento alla mia amica… senza più storcere il naso 🙂

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Mari libroMarina scrive poesie con un linguaggio immediato e moderno, che colpisce immancabilmente al cuore il lettore. La semplicità con cui sa descrivere i sentimenti, scevra da compiacimenti pseudo-intellettuali, purtroppo spesso troppo presenti in opere di altri autori, permette di cogliere sfumature, stati d’animo, amore, rabbia, gelosia e rimpianti, e in qualche modo di farli propri. Perché nel suo universo sono racchiusi i palpiti e le emozioni che noi tutti viviamo. Marina li sa rendere in modo perfetto, e ogni suo componimento lascia un segno, una traccia visibile nell’animo, simile a un’onda che lambisce uno scoglio o che si riversa su una spiaggia assolata. Poesie da leggere e rileggere per immedesimarsi: gioire con lei, soffrire con lei, sognare con lei. Talvolta, il termine “talento” viene usato a sproposito, ma non certo in questo caso. Marina descrive la vita, così come essa è. E sa trasferire sulle sua pagine incanto e delusione, a seconda dello stato d’animo, che in quel momento l’accompagna. Ecco allora una giornata serena oppure del colore dell’ardesia, uno stupefacente arcobaleno o una gelida notte d’inverno. È un dono raro, che l’autrice possiede. Un dono che renderà più consapevole chi acquisterà questo stupendo libro.

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Zero alla N In Italia – un tempo culla dell’arte e della poesia, nonché di altre nobili discipline – vanno di moda i libri di cucina (come se Antonella Clerici potesse insegnarmi qualcosa in più di mia madre o di mia nonna), oppure opere di autrici dotate di dubbio talento (e questo è un eufemismo). Un nome a caso: Licia Troisi.
Ma, per nostra fortuna, esistono anche scrittori capaci di scrivere grandi libri; se per adesso non sono stati ancora premiati dalla fama, presto o tardi comunque essa arriverà. Massimiliano Governi. Il suo Parassiti è un testo veramente notevole. E Martita Fardin, che dopo lo splendido ValeAna, si ripresenta con Zero alla N, un e-book semplicemente fantastico.
Cominciò a postarlo su Splinder (dove io, come molti altri,  la seguivo sempre, aspettando con entusiasmo ogni nuova puntata); in seguito alla chiusura di quella piattaforma, abbandonò il mondo dei blog. A differenza mia, Martita preferisce lavorare in silenzio, scavando nell’anima, nei ricordi di esperienze vissute, e trasformando tutto questo in un romanzo, che a mio giudizio è di altissimo livello.
Ambientata in una scuola di Como, la vicenda narra di quattro protagonisti principali, ma riguarda pure alcune “comparse” – termine assai riduttivo, dato che in poche righe Fardin ne traccia in modo perfetto la complessione psicologica. Fra loro spiccano Martina, una specie di dea perversa, ma soprattutto lo straordinario ragazzo turco, Ulukir, che sbeffeggiato da tutti – il razzismo è forte qui da noi – risulta il migliore della classe, benché alla sera sia costretto a lavorare per pagarsi gli studi.
Zero alla N racconta di Baby Boom, ragazza arrogante e attraente, malgrado possieda qualche chilo di troppo; della fragile Lady Marija, sull’orlo della tossicità; del tormentato Damian; dell’idolo generale, Joy, il più bello e affascinante della classe, sebbene, all’insaputa generale, viva una passione disperata.
A titolo di curiosità, io conobbi Baby Boom e, malgrado mi rendessi conto della sua pochezza intellettuale e morale, confesso che ne rimasi affascinata. Il fascino del torbido. Già, perché i personaggi del libro sono reali, e proprio per questo risultano ancora più convincenti.
Il linguaggio è attuale, moderno, crudo, anche se a tratti di assoluta poesia. La trama si dipana sempre avvincente. E’ un romanzo a un tempo scorrevole e profondo, poiché descrive i palpiti di una generazione allo sbando, priva di quei sentimenti che il rifiuto dell’introspezione e della cultura, intesa soprattutto come comprensione umana e accettazione dell’altro, condurrà inevitabilmente alla vita arida e vuota di molti adulti di oggi. I valori presenti nel libro, e nel mondo che ci circonda, sono la ricchezza, l’apparire e non l’essere, l’egoismo e la negazione dei “diversi”.
Quadro triste, però del tutto reale.
Purtroppo non so scrivere recensioni, e pertanto non riesco a rendere giustizia a Zero alla N; in ogni caso vi consiglio di andare su Amazon o su vari altri portali. Per 3,99 euro – quattro caffè, meno di un pacchetto di sigarette – potrete acquistare un libro da assaporare fino all’ultima riga.

Su amazon itunes o www.booxfactor.com

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