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Archive for ottobre 2017

Deejay Rapper sfogava la sua collera.
Era indirizzata a un palo della luce, colpevole di non rispondere quando gli veniva fatta una domanda. Naturalmente, Rapper era ubriaco fradicio. Il resto del gruppo no. Bevevano fuori del bar, situato quasi al confine con Lurago, ma, almeno per il momento, si erano limitati a due o tre birre. Perciò risultavano sobri, al massimo un po’ allegri.
Quando Rapper si stancò di prendere a calci il palo riattraversò la strada ondeggiando mentre camminava. Indossava un paio di jeans e una maglietta su cui era scritto “All you need is slow”, da non confondere con la canzone dei Beatles. Portava i capelli lunghi, aveva un accenno di barba e gli occhi socchiusi. Fu l’ultimo a vedere, e forse l’unico a non spaventarsi. Anzi: trovò il tutto divertente. Psichedelico. In un fioco barlume di lucidità pensò – a torto – che quello che sembrava apparire nel cielo fosse un’illusione provocata dall’alcool che aveva ingerito. Comunque fosse, era forte.
Gli altri erano sgomenti. Contemplavano sconcertati e impauriti il fascio di luce rossa che tracciava una linea sinistra sulla superficie nera della notte. Loro non potevano imputare tale visione alle birre. Era qualcosa di reale, seppure inverosimile; qualcosa di… di malvagio? “E’ una nave spaziale degli americani!”, disse Marcello, il più giovane della banda e probabilmente il più istruito. Nel tono della voce si avvertiva un tremito. “Oppure un disco volante.”, osservò Gigio, il campione di basket. Di recente avevano dato in televisione un film che trattava proprio quell’argomento, con vasta profusione di effetti speciali (e l’immancabile scorta di pop-corn). “Psichedelico.”, ribatté Rapper, portando alla bocca la lattina di Bavaria e finendola con un ultimo sorso. Quindi, la spedì a far compagnia agli altri barattoli, ai piedi della scalinata che portava al bar. Da lì si affacciò un cameriere per redarguirlo. Deejay Rapper gli mostrò il dito medio.
Allorché l’apparizione scomparve, provarono un senso di sollievo. Non durò a lungo. Il tempo di prendere nota del fallimento di Stradilasi. Poi si mise in azione Bob e la luce rossa tornò, arrivando più in alto di prima. Restò ferma nel cielo, incutendo terrore in tutti quelli che la notarono (e che il mattino dopo l’avrebbero scordata, attribuendola al variegato mondo dei sogni).
Era il segno del trionfo, il simbolo del Potere di Randall Flagg. Il suo occhio era fisso su Inverigo.
E tutto vedeva.

Nel frattempo accaddero quasi simultaneamente due fatti.
Stradilasi, ripresosi, inseguì Vale. Il ragazzino correva veloce come il vento e aveva già guadagnato un certo vantaggio. Inoltre, il buio lo proteggeva. Dal canto suo, l’ex maestro pedofilo era mosso da una rabbiosa determinazione. Non ignorava la punizione che l’Uomo Nero gli avrebbe inflitto in caso di fallimento. Scorse la sagoma di Vale e aumentò la frequenza dei passi. Vale si voltò, solo un attimo per controllare la distanza che lo separava dal pervertito, e inciampò: finì a terra, ma si riprese subito e riprese a correre, però più piano di prima. Ciò diede le ali ai piedi di Stradilasi. Con un moto di gioia si accorse di guadagnare terreno. Forse era la paura a frenare il bambino oppure si era storto una caviglia quando era caduto. Qualsiasi fosse la ragione di quel rallentamento, ormai erano vicinissimi. Si tuffò in avanti per afferrarlo.
Non molto lontano da lì, Aidan balzò giù dalla moto praticamente nello stesso istante in cui la fermava. Non si diede la pena di alzare il cavalletto. Davanti a lui si palesava la visione di una specie di colosso intento a lottare con Paola. Benché la donna combattesse furiosamente, la disparità di forza era eccessiva, e l’energumeno stava prendendo il sopravvento. Ad Aidan parve che si divertisse, come un gatto alle prese con un topo.
Nonostante fosse impegnato nella lotta, Bob si accorse subito della sua presenza. Gli rivolse un ghigno maligno. Non temeva il nuovo venuto, così come non temeva nessuno, Randall Flagg a parte. In qualità di buttafuori aveva picchiato diverse persone, non sempre per dovere, più spesso perché gli piaceva farlo; gli dava un senso di soddisfazione, acuito dal fatto che veniva pagato per questo. Fin da bambino aveva manifestato una natura violenta e con il passare del tempo i suoi impulsi erano cresciuti proporzionalmente al fisico imponente. Era pazzo e, dopo aver conosciuto Flagg, lo era diventato ancora di più. Lasciò andare Paola per avventarsi sullo sconosciuto.
Giunto a meno di un metro di distanza sferrò un potente diretto destro. Aidan si spostò di lato, schivandolo. All’improvviso, come per magia, nelle sue mani comparve il bastone. Bob provò un sinistro che avrebbe demolito un toro. Aidan schivò anche quel pugno. Poi si abbassò, bilanciandosi sulle gambe, e colpì con il bastone. Bob barcollò.
Paola osservava la scena con gli occhi spalancati e il cuore in tumulto. Il “cavaliere errante” l’aveva salvata! Non dubitava che avrebbe abbattuto il gigante. Vide che Aidan attaccava di nuovo e che l’altro non sembrava più in grado di difendersi.
Fu allora che udì un corvo gracchiare.
Alzò lo sguardo al cielo.
Il corvo calò su Aidan come un messaggero di morte.

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