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Archive for gennaio 2016

UN SOGNO IMPOSSIBILE

AngelicaSe ne stava in disparte a guardarla.
Angelica era bellissima: decisamente troppo per uno come lui. Le aveva scritto mille lettere d’amore, lettere splendide in cui esprimeva tutti i sentimenti che provava per lei; tuttavia le aveva sempre stracciate prima di spedirle. Carlo era un ragazzo estremamente intelligente, dotato di una profonda sensibilità, ma era inguaribilmente timido. Inoltre, benché non fosse brutto, non poteva certo competere con Alex o con Simone, che erano i fighi della scuola. E adesso non l’avrebbe più rivista. Dopo quella festa che celebrava il conseguimento della maturità classica, raggiunta da quasi tutta la terza C, lui si sarebbe iscritto a lettere e lei a medicina. Capitolo chiuso. Non che quel capitolo si fosse mai aperto, però almeno fino a quella sera aveva potuto vederla, osservare di nascosto i suoi movimenti aggraziati, ascoltare il suono della sua voce, mirare i lineamenti del viso, sbirciare furtivamente le lunghe gambe.
Andò a prendere una birra, poi uscì in terrazzo. Era una calda serata di fine luglio. Guardò in alto cercando di distinguere le singole stelle; fra le sue passioni, oltre alla musica e alla poesia, c’era anche l’astronomia. Gli tornò in mente la famosa frase di Kant, “il cielo stellato sopra di me”, e si disse che la “legge morale” era una cosa, un amore senza speranze un’altra. Forse era lievemente brillo. Prima aveva assistito agli inutili corteggiamenti di almeno cinque compagni. Sapeva perché fallivano. Angelica aveva uno spessore umano superiore, non era interessata a flirt privi di significato, reputava fastidiosi i continui riferimenti alle sue doti fisiche. Cercavo altro, ma in quei tre anni non lo aveva mai trovato. Allo stesso modo non si lasciava incantare dalle moto nuove fiammanti o da riferimenti a strepitose vacanze trascorse nei luoghi più belli del mondo.
“La ragazza giusta per me!”, pensò mandando giù un sorso di birra. “Peccato che io non sia il tipo che fa per lei.” Si accorse che incominciava a girargli la testa. Meglio: probabilmente una sana sbronza era quello che ci voleva. Prese una sigaretta dal pacchetto, la accese e aspirò una boccata di fumo. Subito tossì, perché non era capace di fumare: era un consapevole e maldestro tentativo di imitare Alex. Alex era il numero uno, eccelleva in tutti gli sport, giocava e vinceva a poker, era l’idolo della scuola; tuttavia nemmeno lui era riuscito a far breccia nel cuore di Angelica.
Carlo spense la Marlboro, trasse un sospiro rassegnato e si voltò per tornare dentro.
“Da quando ti sei messo a fumare?” Angelica lo stava osservando con un sorriso divertito. “E perché bevi così tanto? Se non ho contato male, questa è la quinta birra.”
Se non ho contato male? Carlo la fissò, perplesso. Non si era accorto che lei lo guardasse; d’altro canto, non lo aveva mai fatto. Lui non esisteva per lei, le notti insonni passate a rigirarsi nel letto, le poesie scritte sul diario, qualche lacrima di autocommiserazione che ogni tanto versava. Angelica era all’oscuro di tutto ciò. Né poteva essere altrimenti. Ora lei era di fronte a lui, avrebbe potuto parlarle, dirle qualcosa di spiritoso, ma, nonostante l’alcool che aveva in corpo, non riusciva a superare il muro della sua timidezza. Vergognandosi di se stesso, stava per abbandonarla lì, senza nemmeno salutarla, quando lei gli posò una mano sul braccio. “Che festa noiosa!”, disse. Poi rise. “Che ne dici se scappiamo alla chetichella? Potremmo andare a fare una passeggiata, è una notte talmente incantevole!”

La sveglia suonò. Carlo la spense sbadigliando e scese dal letto. Si recò in cucina. C’era un buon odore di caffè.
“Buon compleanno, amore.”, gli disse Angelica.
Lui sorrise. “Sarà poi buono?”, chiese. “Cinquantotto anni incominciano a essere tanti.”
Sua moglie scosse la testa. “Ma tu sei sempre lo stesso, e io ti amo come la prima volta in cui ti vidi!”
Poi lo baciò teneramente.

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