Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for giugno 2014

Il lato oscuro - Meg“Mi chiamo Aldolf Hitler.”, dichiarò l’uomo con i baffetti grigi.
Catherine lo osservò, cercando di mantenere un’espressione impassibile. L’uomo dimostrava circa cinquanta-cinquantacinque anni e, per quanto ricordava dalle foto o dai filmati d’epoca, non assomigliava minimamente al Führer. Questo significava due cose: che era nato dopo la fine della seconda guerra mondiale e che era indubbiamente pazzo. Si domandò come mai non si trovasse in un’adeguata struttura sanitaria. L’impeccabile completo grigio, stirato alla perfezione, la camicia bianca con i polsini d’oro, la cravatta di seta e le costose scarpe italiane fornivano un risposta: era un pazzo ricco.
“In cosa posso esserle utile, signor Hitler?”
“Sono venuto qui in America per rifarmi una vita, e c’ero riuscito; poi quel maledetto ebreo mi ha visto e riconosciuto!”
“Quale maledetto ebreo?”
“Yosseph Lechner!”, ringhiò l’uomo, come se sputasse le parole.
L’accento era tipicamente californiano, considerò fra sé Catherine; ma il problema era un altro: come liberarsi da quel folle individuo?
Un istante dopo, vide allibita un mucchio enorme di banconote che si depositava sulla sua scrivania.
“Tenterà di uccidermi entro i prossimi tre giorni. Voglio che mi proteggiate.”
“Esistono varie agenzie che possono procurare eccellenti guardie del corpo.”, suggerì Catherine, mentre calcolava approssimativamente la cifra spropositata che si trovava davanti.
“Pagliacci!”, sbottò Hitler. “Come le SS che non sono riuscite a eliminare quel porco giudeo. Mi hanno parlato bene di voi. Donne risolute, forti, belle e ariane, forse tranne una.”
Catherine si scusò e uscì dall’ufficio. Non poteva decidere da sola. Sapeva che avrebbe rischiato un’incriminazione per circonvenzione di incapace, o qualcosa di simile; però sapeva altresì che con quel guadagno enorme le sue amiche avrebbero potuto permettersi qualsiasi sfizio: una macchina nuova, una vacanza esclusiva, una barca.
La riunione fu breve. E prevalse il parere di Meg.
Catherine tornò da Hitler. “D’accordo.”, disse. “Se è quello che desidera, lei sarà al sicuro per i prossimi tre giorni.”
L’uomo annuì, soddisfatto. “E’ quello che desidero.”
Si alzò, quindi aggiunse: “Comunque, non sarà un compito eccessivamente gravoso. Con i pochi soldi che mi sono portato dalla Germania, ho potuto acquistare una villa che è ben sorvegliata. Filo spinato, cani, cellule fotoelettriche. Questo genere di cose. Ogni mattina, però, amo fare una passeggiata. Sempre rigorosamente da solo. In genere, mentre cammino rifletto e ricordo: la conquista della Francia, la liberazione del Duce, i bombardamenti di Londra… bang bang… mmmm, l’invasione dell’Unione Sovietica. E sarà in quel momento che Lechner cercherà di ammazzarmi.”
Il giorno dopo, Meg si recò all’indirizzo convenuto, spalancò gli occhi vedendo la villa – era semplicemente immensa – e seguì a debita distanza il signor Hitler. Non accadde nulla.
Nel frattempo, Patricia lavorava al pc.
Scoprì che l’uomo in questione in realtà si chiamava Daniel Penn ed era immensamente ricco. A occhio e croce, sebbene fosse difficile individuare tutte le sue fonti di reddito, poiché erano estremamente diversificate – cantieri navali, possedimenti in Texas, fabbriche di medicinali, una decina di alberghi di lusso sparsi in Florida – il suo patrimonio si aggirava sui cento milioni di dollari.
Intanto Catherine, per scrupolo, telefonava alla polizia.
“Le passo il mio superiore”, disse l’agente che rispose alla chiamata.
Catherine espose il caso.
“E’ stata molto gentile a informarci. Provvederò a mandare due macchine, no, forse tre. Magari quattro. Grazie!” John Parker riagganciò, emise un sospiro e tornò alle sue incombenze.
Catherine guardò il ricevitore, vagamente perplessa, poi prese in mano il fascicolo che riguardava un nuovo caso.
Ventiquattro ore più tardi, Meg seguì ancora il signor Hitler-Penn, tenendosi a debita distanza. Non vide indivudui sospetti, non notò nulla di strano e, quando il cliente terminò la passeggiata, andò a mangiarsi un paio di hamburger.
Fu la terza mattina che Patricia confermò di essere una maga dei computer. Yosseph Lechner si chiamava Yosseph Weber, era il presidente di un consorzio di banche, in effetti era ebreo e il suo patrimonio superava gli ottanta milioni di dollari. Sia Hitler- Penn, sia Lechner-Weber pagavano regolarmente le tasse, ed entrambi avevano affidato i loro imperi finanziari a dirigenti esperti e capaci. In pratica, si godevano i soldi e non lavoravano più. La cosa strana – ed era quello che li accomunava – era che non avevano hobby. Niente golf, niente crociere, niente amanti. Che vite noiose, pensò la giovane investigatrice. A che serve essere così ricchi?
Un’ora più tardi, accadde.
Meg scorse un uomo che si avvicinava con fare aggressivo a Hitler-Penn. Impugnò la pistola e corse verso il suo facoltoso cliente.
“E’ Lechner!”, urlò Penn. “Cosa vuoi da me maledetto giudeo?”
“E’ giunta la tua ora, dannato nazista!”
Meg si frappose fra i due. “Sono un’investigatrice privata.”, disse rivolgendosi a Lechner, un omino piccolo e dall’aspetto insignificante. “Adesso lei mi seguirà alla centrale!”
Lechner la ignorò. “Hai contravvenuto alla clausula quattro!”, gridò a Penn. “Questo è assolutamente indecoroso!”
“Speravi di farcela, eh, jüdisch?”
“La clausola quattro!”, ribadì l’altro, dando una spallata a Meg. Poi tirò fuori una pistola grottescamente enorme. E, prima che Meg potesse intervenire, sparò.
La giovane sbiancò in viso. Non poteva assistere a un assassinio!
Penn fu raggiunto da un grande spruzzo d’acqua colorata.
“Finalmente abbiamo regolato i conti!”, annunciò trionfante Lechner.
Sbalordita, Meg vide che i due irriducibili nemici si abbracciavano ridendo fino alle lacrime.
Quella sera, Catherine, Heather, Patricia e Meg furono ospiti nel più esclusivo ristorante di Los Angeles.
“E’ da quando abbiamo lasciato i nostri affari che ci divertiamo così.”, disse il signor Adolf Hitler stappando una bottiglia di champagne.
A tarda notte li riportarono a casa completamente ubriachi.

Annunci

Read Full Post »

« Newer Posts

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: