Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for maggio 2013

La valle di PhilPhil aveva acquistato il pick-up prima di partire per la Green Valley. Era indispensabile avere un mezzo sicuro e affidabile, e a parte questo la sua vecchia Honda gli avrebbe ricordato un passato che invece voleva dimenticare e un genere di vita che adesso disprezzava. Salì a bordo con il pensiero rivolto alle due donne. Quella sera avrebbe sistemato tutto, trovando un modo per farle andare nuovamente d’accordo. Aveva cambiato idea: non avrebbe parlato soltanto con Elizabeth, ma anche con Patsy. Poi le avrebbe invitate a vuotare il sacco. “Vi do un’ora di tempo per insultarvi e dirvi in faccia tutto quello che pensate. Alla fine vi chiederete reciprocamente scusa. E saranno scuse sincere, perché avrete capito ciò che esasperava l’altra. Sarà sufficiente cambiare atteggiamento e andrete di nuovo d’amore e d’accordo.”
Sono un genio.
Accese il motore, e in quel momento lo sportello si spalancò improvvisamente dalla sua parte.
Phil si girò di scatto, sorpreso.
Sugar gli stava puntando una pistola contro.
“Sei impazzito?”
Jack Straw sorrise, mostrando i denti. “Per niente! Vedi, amico mio, io sono abituato a ottenere quello che voglio. E dato che con te le buone non hanno funzionato, mi trovo costretto a cambiare metodo.” Lo colpì con violenza in pieno viso. Phil provò un dolore atroce; per qualche orribile istante pensò di essere diventato cieco: la vista gli si oscurò, come se fosse avvolto in un mondo di tenebra.
Jack fece il giro del pick-up e si sistemò sul sedile del passeggero. Mentre teneva d’occhio Phil, chiamò Tom con il cellulare. “Ho convinto l’hippy. Seguici!” Tolse la comunicazione e aspettò che la sua vittima si riprendesse. Quando gli sembrò più o meno cosciente, indicò la strada davanti a sé. “E ora mi porterai nella tua dannata valle. Ti ho detto che devo scrivere un libro ed è esattamente quello che farò. Stai tranquillo, quando avrò finito pagherò per il disturbo.”
Malgrado lo stordimento e il dolore, Phil riuscì a rispondergli in maniera sarcastica. “Uno scrittore che va in giro armato?”
“Uno scrittore che va in giro armato. E adesso basta con le chiacchiere. Andiamo!”
Phil non si mosse.
Jack Straw gli premette la canna della rivoltella sulla tempia.
Phil ingranò la marcia.

La capanna in cui vivevano aveva un unico locale, però molto spazioso. Sulla destra, vicino all’ingresso, c’era un letto matrimoniale; in mezzo, il tavolo dove mangiavano, con quattro sedie; in fondo, una credenza che conteneva tutto quello che serviva. Sulle pareti avevano appeso delle foto. Elizabeth osservò la più grande: li ritraeva tutti assieme; sorridevano e avevano l’aria felice. Era stata scattata poco prima che partissero da Los Angeles. Liz provò un moto di malinconia. Aveva sperato che le cose andassero diversamente. Phil era soddisfatto. Lei e Patsy, invece, erano impegnate in una competizione estenuante. Ma ora aveva trovato il “suo” piano. Decise di incominciare proprio con Patsy. “Come stai, tesoro?”
Patsy le lanciò un’occhiata interrogativa. Era forse da un anno che non si scambiavano vezzeggiativi. “Niente di speciale.”, rispose.
Liz si sedette sul bordo del letto e le prese una mano. “Desidero parlarti.”, disse. Scelse con cura le parole. “Stavo guardando quella foto”, la indicò con un dito, “e mi sono resa conto di rimpiangere quei tempi. Eravamo contenti, non litigavamo mai, stavamo realizzando un sogno. Adesso è tutto diverso. Tu sostieni di amarmi, e forse in parte è vero, tuttavia lo dici soltanto quando stai godendo. In realtà, non mi sopporti. E…” Trasse un profondo respiro, prima di continuare. “E non posso darti torto. Spesso mi comporto male. Sono antipatica e scorbutica. Ecco volevo che tu sapessi questo: da oggi tornerò la Liz degli inizi.”
Patsy era sconcertata. Quel discorso l’aveva presa completamente alla sprovvista; non si sarebbe mai aspettata una manifestazione di umiltà da parte di Elizabeth. Se avesse seguito il suo istinto, avrebbe colto la palla al balzo per infierire su di lei. Ma sarebbe stato un errore. Visto che la sua avversaria deponeva le armi, poteva fare altrettanto. Un clima più disteso le avrebbe permesso di concentrarsi con maggiore tranquillità sull’obiettivo che si era prefissa: conquistare definitivamente Phil ed escludere Liz dalla loro vita. “Hai ragione su un punto.”, disse. “Una volta eravamo più felici. Però hai torto addossandoti tutte le colpe. Ho anch’io le mie responsabilità. In quanto all’amore… io ti amo veramente, anche se non andiamo molto d’accordo.” Cercò di sorriderle nel modo più dolce possibile. “Ti amo veramente!”, ripeté con un tono di voce che dentro di sé giudicò semplicemente irresistibile. Avrei dovuto fare l’attrice.
Liz ricambiò il sorriso. Dopo un momento di esitazione, disse: “Anch’io ti amo.”
Si chinò su di lei e la baciò sulla bocca.

Uscirono dal paese, dirigendosi verso le montagne. Il primo tratto di strada era agevole: il fondo era asfaltato e le curve larghe e sicure. Si lasciarono alle spalle campi e vigneti, superarono una fitta foresta di pini, quindi attraversarono un ponte. Da lì in avanti il percorso diventava tortuoso, inerpicandosi fino a un passo. Poi ci sarebbe stata una lunga discesa, seguita da una salita ancora più ripida. Quando furono in cima alla montagna, Jack Straw ordinò a Phil di fermare il pick-up. La Chevrolet si arrestò a pochi metri di distanza.
Tom effettuò una strana manovra che lo portò a posizionare la macchina con il muso rivolto verso il bordo della strada. Sotto c’era un burrone. In fondo al burrone, un lago. “Scendi.”, disse Jack. Si trovavano a oltre mille metri di altezza; sebbene fosse mattino inoltrato, l’aria era fredda. Jack si guardò intorno: non c’era anima viva. Perfetto. Non avrebbero mai trovato la Chevrolet; in quella valle sarebbero stati assolutamente al sicuro. L’hippy gli aveva detto che viveva con due ragazze. Jack Straw si domandò se erano attraenti; forse ci sarebbe stato anche da divertirsi. Sogghignò, mentre si rivolgeva al suo prigioniero. “Aiutalo!”
Tom stava spingendo l’automobile verso il precipizio. Fu in quel momento che Phil capì che si trovava in un grosso guaio. Già da prima la situazione non era idilliaca; ma se intendevano disfarsi della macchina, questo poteva significare solo una cosa: che, nella migliore delle ipotesi, in seguito avrebbero rubato il pick-up. Non volle pensare a un’eventualità peggiore. Doveva mantenere la calma e ragionare con lucidità, senza farsi prendere dall’ansia. Mentre aiutava Tom, recitò mentalmente un mantra.
La Chevrolet precipitò nell’abisso.
Phil risalì sul pick-up con le idee più chiare. Sugar e il suo compare erano due delinquenti. Quasi certamente la polizia gli stava dando la caccia. Ecco perché volevano andare nella Green Valley: cercavano un posto dove nascondersi. Elizabeth e Patsy erano in pericolo.
Ma lui non avrebbe permesso che venisse fatto loro del male.
Non nella sua valle.

Read Full Post »

« Newer Posts

<span>%d</span> blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: