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IL PUPAZZO DI NEVE

La neve scendeva, ammantando il grande parco di bianco. Era una notte fredda. Spirava il vento di settentrione, che trascinava i fiocchi ricoprendo gli alberi dai grandi fusti, le panchine consumate dal tempo, il prato che, con il suo verde brillante, d’estate rappresentava la meraviglia di quel luogo. A tratti la luna faceva capolino; ma le stelle brillavano lontane, di una luce spettrale, simili a gioielli gelidi e irraggiungibili. Un cane si aggirava infreddolito, in cerca di un riparo che peraltro non esisteva.
Era la notte di Natale, ma questo non importava assolutamente a Katia. La giovane si era addentrata nel bosco, situato oltre al parco,  protetta dai vestiti pesanti e dagli stivali felpati. Non aveva freddo, né fame, sebbene avesse saltato la cena. Non era la prima volta che succedeva; negli ultimi mesi non aveva mai voglia di mangiare, e neppure di scrivere. C’era stato un tempo in cui il suo vasto talento era emerso prepotentemente: aveva incominciato a pubblicare un romanzo fantasy su WordPress, riscuotendo un immediato successo. Fin da bambina possedeva il dono della scrittura. Quando pigiava i tasti del pc non aveva bisogno di pensare: le parole uscivano da sole, trasformandosi in frasi, e le frasi diventavano un racconto. Lo stile era superbo, e la storia da lei narrata avvincente. Fu fatale che un editore la contattasse. Il libro sarebbe diventato un best seller, l’aveva incoraggiata, e la sua originalità, quella di unire una vicenda magica all’introspezione dei personaggi, avrebbe rappresentato la chiave della sua affermazione letteraria.
Katia firmò il contratto.
Ma poi… smise di scrivere.
Era un’ottima giocatrice di tennis, ma rinunciò al campionato societario che avrebbe agevolmente vinto. Aveva la media del ventisette, tuttavia non si presentò più agli esami universitari. Frequentava senza particolare entusiasmo un giovane che si chiamava Dario; però lo lasciò comunicandogli freddamente la sua decisione in un grigio pomeriggio di ottobre.
Dato che non riceveva nuovo materiale, l’editore la sollecitò. Katia ignorò le sue missive.
Ma tutto questo era successo prima, in un tempo che ormai le sembrava remoto, benché fosse trascorso soltanto un mese da quando il contratto di edizione era stato rescisso.
Katia si addentrò nel folto del bosco. Era agile e procedeva spedita, malgrado lo spesso strato di neve che si accumulava con il passare dei minuti.
Non si era interrogata sui motivi del suo comportamento, poiché non era necessario. Conosceva già la risposta, e le andava bene così.
Raggiunse uno spiazzo circolare e si sedette per terra. Fu raggiunta da un senso di pace. Tutto era silenzioso; il vento era cessato, ma la neve continuava a scendere. I fiocchi si depositavano uno sull’altro, creando uno scenario di incomparabile suggestione. Era bello il bosco di notte; era bella la neve che, quasi danzando, la accarezzava.
Da bambina aveva costruito uno splendido pupazzo, e per qualche ragione pensava che quello fosse stato l’atto più importante della sua vita. Un culmine mai più raggiunto, né tanto meno superato. Distolse lo sguardo dal passato per rivolgerlo al presente.
Il futuro non esisteva.
Quel senso di tranquillità interiore, di serena accettazione di se stessa, riusciva perfino a non farla pensare a lei. L’aveva conosciuta in un bar. Non era stato Dario a parlargliene, ma un certo Francesco, un giovane spavaldo e attraente che la sapeva lunga. All’inizio non le piacque. Tuttavia, dopo la seconda volta, capì che lei era più importante del libro, degli studi, del tennis. Non avrebbe mai conosciuto un ragazzo così affascinante; nessuno sarebbe riuscito a coinvolgerla in un modo tanto intenso. Lei era decisamente al di sopra di tutte le persone che aveva frequentato, uomini o donne che fossero. Certo, costava molto. Non si concedeva gratuitamente. Ma Katia sarebbe stata disposta a pagare qualsiasi cifra pur di averla sempre con sé. Era una nuova vita, estremamente eccitante. Niente a che vedere con la sua passata esistenza. Era il coinvolgimento totale, assoluto. L’amore?
Sì, era l’amore. Katia viveva per lei, malgrado a volte l’attesa fosse insopportabile. Ma quando, finalmente, poteva entrare nella calda e accogliente stanza da bagno della sua casa e, dopo essersi chiusa dentro a chiave, osservare quella meravigliosa striscia bianca, raggiungeva l’unica estasi che avesse mai sperimentato.
Seduta nella neve, alzò gli occhi al cielo. Le parve di sentire il rumore di un aereo che volava molto in alto. Forse ne scorse anche le luci, sebbene non ne fosse certa.
Portami lontano, pensò.
Portami in un nuovo mondo.
Fu colta da una profonda irritazione: quei pensieri non le appartenevano; si erano presentati all’improvviso, contro il suo volere.
A lei andava bene così.
Ma essi tornarono, avvolgendola in una spirale.
Portami al mare. Voglio camminare scalza sulla sabbia, entrare nell’acqua limpida, avvertire il calore del sole sulla pelle. Voglio addentrarmi fra le onde, nuotare, spingermi al largo fino alla barriera corallina. Giocare con i delfini. Guardare un cielo diverso, e provare emozioni più sincere.
Portami lontano, in terre calde e sconosciute.
Ora nevicava più forte. Katia rinunciò a lottare. Lasciò che il nuovo flusso di pensieri entrasse in lei.
Portami lontano.
Regalami solo un minuto di serenità.
Si accoccolò per terra e chiuse gli occhi. Non aveva freddo; piuttosto avvertiva come una sensazione di torpore. La sua mente vagava, e lei ignorava se ciò che vedeva esisteva veramente, oppure se si trattava soltanto di un sogno.
Portami lontano.
Tanto lontano.
Poi, con gli occhi delle fate, rivide se stessa bambina.
Stava costruendo un magnifico pupazzo di neve.
Per la prima volta dopo molto tempo Katia sorrise.
Al resto avrebbe provveduto il freddo, trasformando le sue lacrime in cristalli.

54 Risposte

  1. Racconto delicato e triste ma intenso nelle parole. Costruito con sottile maestria ci porta per mano a sondare l’animo di Katia, di leggere della sua catarsi fino a raggiungere la pace interiore a lungo cercata.
    Complimenti, perché dimostri, ma era il caso che lo scrivessi, la tua bravura nel diversificare le storie, nell’usare le immagini corrette e coerenti al tuo pensiero.
    Un grande abbraccio

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  2. Sei bravissima! Un racconto che avvolge e prende il cuore…..

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  3. @ NEWWHITEBEAR in effetti, credo che questo sia uno dei racconti più tristi che io abbia mai scritto. Spero che serva da monito.
    Grazie di cuore e un caldo abbraccio.

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  4. @ FAUSTA68 ti ringrazio, carissima!

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  5. Eccoti, Alessandra, in un racconto che sa di tanta tenerezza, in quella tristezza che lo pervade e che fa pensare, meditare. Quante situazioni ci riserva la vita! Ogni persona ha la sua storia, e la vive più o meno profondamente, riandando al passato, all’infanzia, in questo caso a un pupazzo di neve, in cui Katia, forse, aveva chiuso un po’ della sua vita, dei suoi sogni, inconsciamente. Poi il contatto con la realtà, nel desiderio di evadere, di andare lontano, risvegliatio in lei dal rumore di un aereo. In mezzo tante altre considerazioni.
    Sei brava, lo stile scorrevole, sei esperta di stati d’animo, forse ci metti pure qualcosa di te.
    Quella Katia scrittrice potresti essere anche tu … chissà!

    Cesare

    (kiss)

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  6. @ CESARE grazie, caro!
    Io potrei essere Katia e in un certo senso lo sono, però non ho mai assunto droghe di alcun tipo.
    Tuttavia esistono vari livelli di tristezza…
    Kiss*

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  7. un tenero racconto che mi ha fatto passare, come per incanto, dal caldo estivo al freddo invernale: ho deciso, lascio Cannes e mi trasferisco a Courmayeur …

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  8. @ MAIPISENSA caro amico mio, è meglio Cannes 🙂

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  9. Un incontro che ha sconvolto totalmente la sua vita fino a farle perdere interesse per ogni cosa, per tutto ciò che aveva sempre creduto importante. Talmente sconvolgente da ritrovarsi vuota, io la vedo così, senza un punto di riferimento se non quell’attimo nel quale chiedeva di essere portata via, lontano, per una vita nuova probabilmente. Si è lasciata andare, forse inconsapevolmente oppure con la consapevolezza che “lei” l’aveva totalmente distrutta.
    E’ una racconto molto triste, ma scritto con tanta delicatezza e che si addentra nella mente della protagonista, che ci fa partecipi dei sui pensieri, anche l’ultimo, l’ultimo barlume che l’aveva portata a pensare di poter ricominciare.
    L’ho letto tutto d’un fiato, impossibile fermarsi anche solo un attimo, troppo coinvolgente per fermarsi anche un solo secondo.
    Bravissima
    Ciao e buona giornata
    Pat

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  10. Non c’è cosa al mondo che possa valere tanto da perdercisi dentro. Bisogna impedirlo in tutti i modi. Anche se la cosa è l’amore. Specie se l’amore è per la coca… non lo si deve permettere.
    Molto bello il racconto, però.

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  11. Non so se fermarmi al tuo stile (che affascina) o alla tristezza che avvolge il racconto, ma certo voglio dirti di non mollare… ultimamente mandi segnali molto preoccupanti, come se stessi smettendo di lottare (anche se non so niente di te) per qualcosa di importante. Un caro saluto
    Stefano

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  12. Buongiorno, cara, sono stata lontana dal blog, dapprima per la pausa poi per motivi imprescindibili dalla mia volontà: una drammatica storia familiare, è venuto a mancare un giovane conoscente a me caro. Spero di recuperare pian piano.
    La tua scrittura mi mancava, questo racconto è triste, ma rispecchia una realtà dolorosa. Bisogna reagire e coltivare con gioia i propri interessi.
    Buon tutto, un abbraccio
    annamaria

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  13. A volte, come spesso capita al sottoscritto, i sogni e viceversa…superano la realtà….anzi: “si compenetrano!” Una capacità descrittiva indiscutibile..Sar…

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  14. @ PATRIZIA M. Pat, i tuoi commenti sono s